Usura ed estorsione: arresti in Valdichiana. Sequestrati beni per 700mila euro

La sinergia tra i Carabinieri della compagnia di Montepulciano, la tenenza di Montepulciano della Guardia di Finanza e la procura della Repubblica ha portato a smantellare un gruppo, originario di Sinalunga, ed operante tra la Valdichiana senese ed aretina. Il nome dell’operazione è ‘Gold’,è iniziata nel 2017 e si è conclusa con gli arresti domiciliari di due persone e l’obbligo di dimora per una, con l’accusa di estorsione ed usura. Inoltre è stato disposto il sequestro di beni potenzialmente derivanti da attività delittuose per un ammontare di 700 mila euro.

“La nostra attenzione si è concentrata sopratutto una cosa viscida che danneggia gli operatori economici- esordisce così il procuratore capo di Siena Salvatore Vitello-. Pensiamo che questo reato possa consumarsi in modo frequente perché trova le radici nelle difficoltà delle piccole imprese”. Questo giro di usura esisteva da decenni, almeno dal 2004, l’anno in cui la prima persona offesa aveva segnalato di avere fatto richiesta di denaro, ” Le indagini hanno consentito di individuare i flussi. Abbiamo individuato le vittime da soli, nessuno ha denunciato- continua Vitello-. I prestiti erano annuali, gli interessi mensili ed andavano vanno dal 25% al 912%”.

Per il comandante dei carabinieri di Siena Stefano di Pace decisiva è stata “l’attenzione messa su quelli che possono essere anche accertamenti diversi. L’indagine – spiega- portava ad un canale di ricettazione e di armi ma c’è stata un’intuizione investigativa”. Di Pace mette poi in allarme, “gli imprenditori sono costretti ad affrontare una situazione difficile e senza aiuti e appoggi sono costretti a rivolgersi a questo tipo di mercato”.

Gli accertamenti condotti dalla tenenza della fiamme gialle di Montepulciano hanno portato a individuare una ditta riconducibile a uno degli indagati, che appartengono tutti alla stessa famiglia. Inoltre, sono state effettuate verifiche ad aziende operanti nella valdichiana senese, i cui titolari erano i principali soggetti usurati. L’attività è proseguita per oltre 15 anni con un giro d’affari la cui stima è pari a un milione e 700mila euro.

“All’apparenza era una normalissima transazione due soggetti operati ne medesimo settore – dice il comandante della Guardia di Finanza di Siena Antonio Marra-.Per nascondere i reati gli usurai emettevano fatture fittizie nei confronti degli usurati. L’emissione delle fatture servivano da un lato a giustificare gli importi che transitavano sui conti correnti degli usurai, dall’altro a far giustificare agli usurati l’esecuzione dei bonifici e di richiedere alcuni vantaggi nei confronti delle imposte, ad esempio l’Iva”.

Le vittime venivano talvolta anche intimidite e minacciate ai fini del pagamento dei prestiti concessi.” I fatti sono gravi, gli indagati, che fanno parte della stessa famiglia, hanno agito secondo schemi consolidati – prosegue il sostituto procuratore Serena Menicucci-. Una delle persone offese, a fronte di un prestito di 80 mila euro, ha restituito oltre 600mila euro. Le condotte di usura erano accompagnate da continue minacce, anche di morte”.

Durante tutta la durata delle indagini, numerose utenze telefoniche sono state monitorate dai militari dell’Arma, mentre sono stati esaminati, dai militari della finanza, 71 conti correnti con un’analisi dei flussi finanziari sviluppata dal 2008 al 2019.

L’indagine inizia a novembre 2017 con l’arresto di due persone per “detenzione abusiva di due pistole con matricola abrasa” e “detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”. In quella circostanza vengono sequestrate, oltre alle armi, anche 1,3 kg di oro fuso, 21 monete d’oro, gioielli tra i quali un anello da 20mila euro e denaro contante per 45mila euro. L’origine di tali beni, per i carabionieri, non può che essere delittuosa anche per il modo con il quale tali beni erano stati occultati, addirittura anche all’interno del cassone della tapparella di una finestra. In una successiva perquisizione risalente al novembre 2018 vengono sequestrati inoltre numerosi assegni, piccole lastre in oro per 200 grammi, 5000 euro e monili vari. ” Dopo le indagini iniziate attività tecniche -afferma il comandante della compagnia di Montepulciano Roberto Vergato-. Esisteva un codice verbale condiviso con la vittima: ad un imprenditore era stato chiesto di portare due golfini cioè di portare due mila euro”.

Da ultimo, in sede di esecuzione della misura reale disposta dal GIP, è stato sequestrato anche un “ComprOro” con sede in Sinalunga, riconducibile al sodalizio criminale, da poco operante sul territorio, verosimilmente con la finalità di far proseguire a soggetti nuovi l’illecito affare oltre che denaro, buoni fruttiferi, monili d’oro, gioielli e oro. Nella circostanza, sono state altresì bloccate 22 posizioni aperte presso gli istituti di credito (conti correnti e postepay) al fine di impedire la prosecuzione delle illecite condotte.