Liceo Piccolomini, la preside Fontani: “Priorità il benessere degli studenti, non importa dove si va a scuola”

Nella vita ciascuno di noi ha avuto bisogno (oppure lo avrà) di tre servizi alla base di una società civile e democratica: la sanità, la giustizia e l’istruzione. E’ proprio la scuola ad avere in mano il futuro del nostro Paese e con un’emergenza Covid che da più di un anno ha stravolto tutto, il mondo della didattica e quello sanitario sono stati messi a dura prova. Per andare avanti hanno bisogno di condivisione e collaborazione di tutti. Non sempre è così, purtroppo. Basta sfogliare i giornali per toccare una realtà che a volte è difficile da interpretare e soprattutto da capire.

Venti di tempesta, infatti, da diversi mesi si sono concentrati sull’istituto di istruzione superiore “Enea Silvio Piccolomini”  che oggi conta circa 1270 studenti tra il classico, il liceo musicale, il liceo artistico e il liceo di scienze umane anche con opzione economico-sociale. Un numero importante e non perchè siano stati accettati più ragazzi di quanto previsto bensì perché tutte le sezioni sono entrate a regime nei cinque anni dell’attuale dirigenza.  Il vecchio e antico immobile che si erige maestoso al prato di Sant’Agostino da tempo immemorabile è in affanno per mancanza di spazi. Aule che mancano, una palestra che non c’è mai stata e con l’emergenza covid il problema si è trasformato e ampliato in maniera esponenziale. Tutti lo sapevano e lo sanno a Siena tanto che prima della pandemia c’erano state varie proteste da parte degli studenti. Nonostante questo apriti cielo e spalancati terra quando cinque classi sono state trasferite per mancanza di aule in una parte del seminario di Montarioso. Da quel momento è accaduto di tutto: proteste di alcuni genitori, sit-in davanti alla scuola e persino un avvocato nominato da un non ben definito gruppo di famiglie per dire “no” all’alternativa in un posto bellissimo.

Nel mezzo di questa “battaglia” c’è la preside, professoressa Sandra Fontani che fino ad oggi non ha mai risposto alle provocazioni e solo ora e per noi ha deciso di raccontarci gli accadimenti. La temporalizzazione degli stessi evidenzia lo sforzo di un gruppo di uomini e donne del “ Piccolomini” che non si sono tirati indietro davanti ad una situazione che “ha stravolto tutto. Abbiamo reagito con un un solo obiettivo: il benessere, la sicurezza, la privacy e l’istruzione dei nostri ragazzi”. Afferma il dirigente scolastico.

“In una settimana abbiamo messo in pratica con una piattaforma innovativa la didattica a distanza secondo le direttive del Ministero. Abbiamo riattivato tutte le attività per reimpostare il nostro lavoro. Non è stato facile”.
Prima dell’estate dello scorso anno la preside Fontani affronta per l’ennesima volta con una lettera il problema della mancanza di aule del “ Piccolomini”. Viene sollecitata  l’amministrazione provinciale perché è competente a trovare spazi adeguati e per la manutenzione dell’immobile. Nessuna risposta e così la missiva successiva è diretta alla prefettura. Come sempre gli organismi di istituto e i rappresentanti dei genitori vengono tempestivamente aggiornati. “Ho sempre creduto nella condivisione e soprattutto che l’unione fa la forza”, afferma la dirigente.

L’estate del 2020 trascorre  e si arriva più o meno velocemente verso la riapertura delle scuole. Nelle more estive l’amministrazione provinciale aveva cercato nuovi spazi per il Piccolomini l’unica a rispondere è la Curia che mette a disposizione una parte dei locali del seminario di Montarioso. Un bellissimo immobile che rappresenta un importante tassello della storia di Siena. La professoressa Fontani nel ricordare quel momento si emoziona. La voce le si strozza in gola. “Non finirò mai di ringraziare il cardinale Augusto Paolo Lojudice e il suo staff per l’aiuto concreto che ci ha dato”. Alcune famiglie delle cinque classi del liceo economico- sociale saputo del trasferimento (la conferma del reperimento di aule a Montarioso era arrivata alla dirigente ad agosto) iniziano a protestare perché i loro figli dovevano lasciare la sede di Sant’Agostino. Per avere la certezza che i locali fossero idonei erano stati fatti numerosi sopralluoghi a Montarioso, verificate le condizioni ambientali per permettere la didattica in presenza che lo stesso Ministero sollecitava. Uno sforzo logistico per riorganizzare docenti e personale Ata e potenziare i collegamenti (un aspetto quest’ultimo non di dovere della preside ndr) ma non è bastato. In più i ragazzi avrebbero potuto anche usufruire del palazzetto del Costone per fare ginnastica. Intanto la Regione stabilisce che il 50 per cento dei ragazzi possa fare didattica in presenza e la  rimanente metà no. Gli studenti destinati a Montarioso a differenza di tutti gli altri potevano studiare in presenza.

Una ricchezza aggiunta. Ciò non placa le proteste  che vanno avanti tra numerose contraddizioni: i genitori prima sono favorevoli alla didattica in presenza, poi chiedono che i ragazzi rimangano a casa e facciano lezioni da remoto, la richiesta arriva dopo che i termosifoni sono andati in blocco durante le feste di Natale. Il tutto diventa di pubblico dominio quando ormai il problema è stato risolto in una settimana. Il 23 febbraio scorso il sindaco di Siena ordina la didattica a distanza visto il numero dei contagi. Le classi che si trovano a Montarioso (comune di Monteriggioni) continuano, invece, normalmente dato che il primo cittadino non ha ritenuto opportuno adottare le stesse misure di Siena. Tutto questo non va giù ad una parte dei genitori.

Sono giorni particolari durante i quali  la preside ha frequenti contatti  con l’ufficio territoriale e regionale scolastico visti i problemi sollevati dopo il trasferimento. Per la professoressa Fontani dietro all’angolo, comunque, c’è un’altra sorpresa. Alcuni genitori hanno dato mandato ad un avvocato di Isernia di procedere perché secondo loro è stato violato l’articolo 3 della Costituzione che recita “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…” e disattese le norme anti-covid.
E’ probabile che la “storia” del Piccolomini e delle aule di Montarioso non finisca qui. Forse è arrivato il tempo di fermarsi e riflettere. In un momento come questo credo che non importi dove si va a scuola ma che si faccia scuola.

Cecilia Marzotti