Forziero e Campanile, due carabinieri uccisi da un folle. Ecco il ricordo della città di Siena

Ventotto anni fa oggi morivano sotto i colpi di pistola di Sergio Cosimini due giovanissimi carabinieri in forza al Radiomobile della compagnia di Siena. Per Mario Forziero e Nicola Campanile la vita si si spense quel primo giugno del 1990. Un dramma che colpì al cuore tutta la città e sconvolse la tipica tranquillità di Siena. E dopo 28 anni i senesi ancora ricordano tanto che la piccola chiesa di San Girolamo (autorità in testa e tanti carabinieri con il comandante della Legione, generale massimo Masciulli e il comandante provinciale colonnello Stefano Di Pace) a malapena ha contenuto quanti hanno voluto essere vicini, ancora una volta, agli uomini dell’Arma. Tra i presenti c’erano anche numerosi ospiti del Campansi accompagnati dai volontari. “Io abitavo in Camollia a quel tempo – racconta una signora che oggi rimasta sola ha deciso di vivere nella casa di riposo –  ricordo tutto di quel giorno. Non potrò mai dimenticarlo. Fu una tragedia per tutti noi”.

Ed è davvero così. Quel primo giugno di ventotto anni fa era una giornata tranquilla. Faceva caldo; Forziero e Campanile stavano perlustrando la città. Normali controlli quando in via dei Gazzani notarono un giovane in sella ad un ciclomotore che stava procedendo in contromano. Lo fermarono e non immaginavano neppure lontanamente che fosse armato.Fu un attimo e quello sconosciuto estrassee una pistola e sparò verso i due carabinieri ferendoli mortalmente. Scappò e venne bloccato al terminal degli autobus. Si trattava di Sergio Cosimini nato e residente a Firenze. Aveva già ucciso qualche giorno prima proprio nella sua città natale uccidendo il padre di Marco Cordone. Ma tutto questo fu scoperto solo qualche giorno dopo il duplice omicidio di via dei Gazzani.
Stamani nella chiesa di San Girolamo tra tanti giovani uomini in uniforme c’erano anche i carabinieri che ventotto anni fa piansero i loro colleghi. Parole forti sono arrivate dal cappellano militare della Legione carabinieri Toscana, monsignor Mauro Tramontano. Nell’omelia ha ricordato il sacrificio di Forziero e Campanile in questa città che ha dato i natali a Santa Caterina, una donna forte ed energica. Ha sottolineato che questo primo giugno è un giorno importante che precede di poco la festa della Repubblica e il 5 giugno quando i carabinieri festeggeranno gli oltre due secoli di vita. Uomini e donne che quotidianamente vegliano sulla nostra tranquillità. E dopo la funzione religiosa sono state deposte due corone. La cerimonia, semplice e molto partecipata, finisce. I presenti tornano sui loro passi e in un attimo di silenzio il ricordo torna a quel primo giugno e sembra di udire nuovamente quei maledetti colpi di pistola che stroncarono la vita a due giovani carabinieri. Sergio Cosimini per i delitti commessi non è stato condannato perché ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere. Dieci anni nel manicomio giudiziario e ora rinchiuso a Volterra. Chissà se tra i fantasmi e i demoni della sua mente ha mai provato pentimento o rimorso, se ha mai ricordato i volti di quei tre uomini, Cordone, Forziero e Campanile, che aveva ucciso. Chissà.
Cecilia Marzotti