Covid, lo studio dell’università di Siena: il lockdown ha colpito il rapporto tra l’uomo ed il suo cane

“L’isolamento e la brusca interruzione dei contatti sociali e delle relazioni affettive interpersonali causati dalla pandemia da covid-19 hanno innescato una maggiore fragilità ed incertezza nelle persone e tale condizione ha avuto ripercussioni anche in ambito relazionale uomo-cane“.

Lo affermano i ricercatori dell’Università di Siena, della Federico II di Napoli, della Sapienza di Roma e dell’istituto Sbarro di Philadelphia che hanno condotto uno studio dal nome “Human-dog relationship during the first Covid-19 Lockdown in Italy” . “Il quadro che emerge dal nostro lavoro è perfettamente in linea con l’approccio One Welfare, che implica l’esistenza di una connessione bidirezionale tra il benessere e la salute dell’uomo e degli animali non umani”, a dirlo è Antonio Giordano, direttore e fondatore dell’istituto Sbarro e docente di Anatomia ed istologia patologica all’Università di Siena.

Lo studio è stato condotto grazie alla disponibilità di oltre 2000 proprietari di cani, “che hanno contribuito compilando volontariamente un questionario online attivo nel territorio italiano. Abbiamo posto una serie di domande finalizzate a comprendere come i proprietari abbiano valutato la qualità della vita del proprio cane durante le restrizioni e come queste abbiano potuto influire sugli stati emotivi e sul benessere dei cani”, questo dicono Francesca Ciani e Danila d’Angelo, ricercatrici del dipartimento di Medicina veterinaria e produzioni animali della Federico II. Andrea Chirico, ricercatore del dipartimento di Psicologia di sviluppo e socializzazione de La Sapienza di Roma, spiega che “è stata validata in italiano una versione adattata della scala di Monash che include tre sottoscale relative a dimensioni separate della relazione uomo-cane, identificate come interazione proprietario-cane, vicinanza emotiva percepita e costi percepiti. Inoltre, il questionario proposto è stato per la prima volta validato in Italia dal nostro gruppo di ricerca, e ad oggi può essere utilizzato per ulteriori indagini future”.

Per Luigi Avallone, docente di Fisiologia veterinaria della Federico II “i dati emersi dalla nostra indagine ci aiutano a comprendere meglio la complessità del legame che caratterizza il rapporto uomo-cane. Il cane, infatti, si avvale di una figura di riferimento per superare situazioni complesse e angosce. È anche vero che l’uomo, attraverso un processo di osmosi emotiva, trae piacere dalla presenza dell’animale domestico e dalle aree affettive che contraddistinguono il rapporto con i nostri animali.