Vita a Sei Zampe – Veterinari: non date gli avanzi ai cani e gatti: festeggiate dedicandogli più tempo

Cenoni natalizi e di Capodanno dietro l’angolo e con loro largo a primi piatti, zuppe, pesce, carne, salumi, formaggi, cucinati nei più svariati modi a seconda della tradizione di famiglia. Famiglia di cui fanno parte ormai anche gli animali d’affezione, presenti in quasi la metà delle case italiane e amati come dei figli. Forse anche troppo. E il primo errore da non fare è «antropomorfizzare il ’pet’ pensando che anche lui a Natale e Capodanno abbia bisogno di festeggiare a tavola. Questo è un errore». Parola di Andrea Rettagliati, medico veterinario di Roma. Gli ultimi dati dell’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi) evidenziano che il 21,5% delle famiglie italiane ospita un cane, un valore che si conferma stabile negli ultimi cinque anni. A oggi risultano regolarmente censiti quasi sei milioni di cani, con un record al Nord, più precisamente in Lombardia (905.046), Emilia-Romagna (861.225), Veneto 751.463 e Piemonte (492.226). Il 20% delle famiglie italiane ospita invece un gatto, percentuale anch’essa invariata negli ultimi cinque anni: la popolazione di gatti di proprietà è di circa 7,5 milioni di esemplari.

 

«I nostri cani e gatti – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – sono abituati a seguire una certa alimentazione, sia essa casalinga o a base di prodotti industriali come le crocchette o l’umido. Somministrare del cibo che loro non hanno mai mangiato prima, e soprattutto fritto, iper-cucinato, salato o piccante come spesso sono i piatti delle feste, equivale a creare uno scompenso nel loro apparato digerente. Cosa che spesso può portare a problemi intestinali». Dunque, anche a Natale e Capodanno la scelta migliore è quella di non fare regalini culinari agli animali di casa, «bensì, dedicare loro tempo e coccole, sfruttando le ferie: per i ’pet’ è questo che importa, l’amore dei loro proprietari. Che spesso, durante la vita di tutti i giorni, non hanno il tempo di far loro una carezza in più». Sotto l’albero, dunque, sì alle effusioni e no a dolcetti o ’assaggì di tacchino.