Tre, Due… Unisi!| La situazione della donna nelle carceri e nei Cie. Il Das organizza un dibattito sull’argomento.

L’8 marzo, come ogni anno, si festeggia la donna in onore di quelle operaie tessili americane che persero la vita lottando per i loro diritti. Il DAS_Dimensione Autonoma Studentesca, in onore di questa ricorrenza ha organizzato un dibattito sulla questione della donna, le difficoltà che riscontra in ambito sociale e lavorativo e le realtà dove la pari opportunità non è ancora raggiunta, o neanche lontanamente immaginabile.

La discussione s terrà il giorno 9 marzo a partire dalle ore 16.00 presso l’aula 401 al IV piano dell’edificio di San Niccolò (Facoltà di lettere e Filosofia) e affronterà il tema della questione femminile nelle carceri, intese sia come prigioni vere e proprie, sia in senso figurato come CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione). In entrambi questi luoghi le protagoniste sono donne prive di ogni tipo di libertà.

Il nucleo centrale del problema delle carcerate femminili investe la sfera della maternità e delle condizioni fisiche: “Le donne rinchiuse in carcere attualmente in Italia sono circa 2600, il4% dei detenuti. Di queste poco più di 60 sono internate insieme ai loro figli di età inferiore ai 3 anni. Le detenute in stato di gravidanza oscillano intorno alle 20-30 unità. In Italia sei sono le carceri interamente femminili e sedici gli asili nido funzionanti.

Il problema delle detenute non è tanto quantitativo ma qualitativo. Le donne hanno molti più problemi nell’affrontare la detenzione,problemi che investono sia la sfera psicologica che quella materiale;la vita detentiva, sviluppatasi su criteri espressamente maschili,mette a dura prova le donne in generale e si aggrava se le stesse sono madri. […]

Una maternità interrotta quella nelle carceri, così come interrotta è l’infanzia di quei bambini che tra 0 e i 3 anni vivono reclusi nel carcere, così come segnata per sempre è la vita dei figli fuori con le madri in carcere. Questi figli dietro e fuori le sbarre restano invisibili come le loro madri per la società e le istituzioni.”(cit. appello “Madri per Roma città aperta”)

Per quanto riguarda i CIE, l’attenzione si focalizza sulla violenza, sull’assenza di controllo democratico e sulla sottomissione della donna.

Perché l’incontro sia il più completo ed esauriente possibile, e possa raccogliere e interessare sia studenti che la cittadinanza tutta, il DAS ha invitato:

IMMA BARBAROSSA presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Bari e promotrice di progetti teatrali nel carcere di Bari;

ELENA COCCIA avvocato penalista e Presidente del Consiglio Comunale di Napoli;

MIRELLA SARTORI dell’Associazione Madri per Roma città aperta, attenta ai diritti e alle necessità dei bambini e delle loro madri in carcere;

ANDREA SEARLE, dell’Associazione NO CIE di Siena.

 

L’invito è a partecipare numerosi

 

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Andrea Camilla Colnago