L’iniziativa – ‘Da Siena per conoscere il Sudafrica’

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la scarcerazione di Mandela nel 1990

Un Paese colpito da guerre, dominazioni, discriminazioni, differenze sociali sanguinanti. Un passato terribile, un presente non semplice nel quale si cerca di costruire un futuro migliore. Il mal d’Africa è una espressione comune utilizzata per definire la sensazione provata da chi, dopo visite e viaggi effettuati nel più antico continente, prova malinconia, senso di inadeguatezza, persino tristezza nel tornare alla vita forsennata dell’Occidente. Non sono casi isolati, in tanti e da ogni parte del mondo industrializzato c’è chi ha provato questa sensazione dall’Ottocento ai giorni nostri. Tra questi c’è Roberto Cirimbelli, bolzanese che nel 1983 mise per la prima volta piede in Sudafrica.

Roberto ha un’agenzia di viaggi, ogni anno torna due o tre volte nel Paese africano più meridionale. Per lui, ci racconta, “è una seconda patria” tanto è l’affetto e il legame che prova nei confronti di quella terra così lontana dal luogo in cui è nato e vive. “Ho pensato anche di trasferirmi a vivere lì, ma lavoro in Italia. Per il momento quindi mi limito a tornarci appena posso”. Ha pensato comunque ad una speciale iniziativa rivolta in questo caso ai senesi, gli abitanti di un’altra terra a cui si sente legato per affetti familiari e storia personale. In trentacinque potranno infatti partire ad aprile dalla città del Palio per uno speciale viaggio di dieci giorni che toccherà i luoghi più significativi del Sudafrica da un punto di vista artistico, paesaggistico ma anche storico e culturale.

Sudafrica

Roberto Cirimbelli, ci racconti come è nato in lei questo speciale sentimento che prova per il Sudafrica.

“Toccai per la prima volta il suolo sudafricano nel 1983, quando andai una ventina di giorni a trovare alcuni cari amici che si trovavano lì. Del Sudafrica sapevo quanto si diceva nei giornali e in televisione e poco più. Ma toccare con mano la realtà è cosa ben diversa. Ero a Johannesburg e camminavo per la città: vidi un ragazzo di colore di fronte a me, veniva nella mia direzione. Fui profondamente colpito da ciò che avvenne in quell’istante. Quel ragazzo mi vide e continuò a camminare verso di me. Poi, quando eravamo l’uno a pochi passi di distanza dall’altro, lui fece ciò che mai mi sarei aspettato. Abbassò lo sguardo e si diresse verso il marciapiede che si trovava dall’altro lato della strada”.

C’era l’apartheid.

elefanti in Sudafrica

“Infatti. Ma vivere una esperienza del genere ti segna. In quei venti giorni cercai di raccogliere più informazioni possibile sulla situazione del Sudafrica e cominciai a studiare la storia e la cultura di quel Paese. Mi innamorai della figura di Nelson Mandela, che all’epoca si trovava ancora in prigione. Successivamente rischiai anche di essere arrestato perché andai a Soweto, un luogo dove vivevano esclusivamente persone di colore e dove i bianchi non potevano entrare. Secondo la legge io non sarei potuto andare lì, ma io avevo bisogno di vedere e capire quello che succedeva. C’erano zone per bianchi e zone per neri, servizi pubblici separati, bagni separati, scuole separate, addirittura panchine separate. Da quel momento ho sentito il desiderio di fare qualcosa per quel Paese che aveva conosciuto miseria, guerre, discriminazioni”.

E cosa ha fatto?

“Dal 1983 ad oggi sono tornato tantissime volte in Sudafrica, ci vado due o tre volte all’anno. Quando sono lì divido il mio tempo tra la nostra agenzia di viaggi e una missione di bertoniani (congregazione di San Gaspare Bertoni, santo veronese vissuto tra Settecento e Ottocento) dove faccio il possibile per rendermi utile. Cerco di offrire il mio contributo anche alle sorelle della carità di Madre Teresa di Calcutta. Gli italiani non conoscono bene il Sudafrica: pensi che ogni anno arrivano 50mila turisti italiani contro i 400mila tedeschi e gli oltre 700mila turisti inglesi”.

Sudafrica Mpumalanga

D’altronde inglesi e tedeschi hanno un legame storico con questo territorio. Ma perché oggi un senese dovrebbe partecipare a questa iniziativa?

“Perché il Sudafrica è una sorta di Stati Uniti del continente africano: al suo interno vi si trova di tutto. A mio avviso è il Paese africano più bello da vedere e visitare. Ed è un Paese ricchissimo da tanti punti di vista: quello minerario, quello storico, quello culturale. Le ricchezze del sottosuolo purtroppo sono quasi sempre appannaggio delle multinazionali occidentali, però. Ma quando una persona mette piede per la prima volta in Sudafrica, a Johannesburg oppure a Città del Capo, non si rende nemmeno conto di essere in Africa: vede grandi strade, grattacieli, tantissime auto. Oltre a questo ci sono tantissime altre cose. Il nostro viaggio sarà all’insegna della diversità e della cultura: andremo a Soweto, il luogo dove si sono innescate le grandi rivolte politiche e sociali che hanno portato alla fine dell’apartheid. Andremo a Vilakazi Street, la via nella quale hanno vissuto Nelson Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu, entrambi premi Nobel per la pace. E poi vedremo la natura selvaggia sudafricana con splendidi safari. Vedremo i bellissimi vigneti della regione di Città del Capo, dove viene prodotto del vino di eccellente qualità. Furono gli olandesi a pensare di coltivare la terra a vigneto, addirittura nel diciassettesimo secolo. Ci sono moltissime cose da vedere: credo che questa sia una grande occasione per i senesi che decideranno di partecipare”.

Sudafrica pinguini

Non crede che oggi in Italia, ad eccezione delle rivoluzioni che hanno riguardato i Paesi del Nord Africa, si parli molto poco di quello che succede in tutto il resto del continente?

“Io penso che tutto l’Occidente abbia perso una grande opportunità con l’Africa. Intanto si è fatta avanti la Cina, come rapporti tra Paesi e come investimenti. L’Africa, ancora oggi, è un continente che ha tante cose da dire e da fare”.

Gennaro Groppa