Elisa Mariotti, Fata Librina e le favole della buonanotte

Mi riesce difficile immaginare le sette favole che compongono “Fata Librina” senza le illustrazioni di Melania Merlo che le accompagnano. D’altra parte, tali illustrazioni, pur essendo sempre di pregevole fattura e per disegno e per cromatismo, faccio altrettanta fatica a pensarle separate dai racconti di Elisa Mariotti, di cui costituiscono al contempo raffigurazione e interpretazione.  E credo che ciò costituisca il segno – la prova – della buona riuscita dell’operazione, al punto che non esiterei a definire “Fata Librina” una moderna poesia visiva. Moderna, certamente, perché nonostante la favola come genere letterario (si pensi alla linea Esopo-Fedro) tenda a esprimere una morale, una verità di carattere universale, tuttavia, l’ambientazione lascia cogliere l’adesione dell’autrice alla realtà contemporanea (si veda, a titolo d’esempio, “Bertocchio il ranocchio” o “Una tartarughina di nome Clementina”), con i suoi problemi, con le sue contraddizioni, con le sue paure.

Tra queste Elisa Mariotti ne individua, a me pare, fondamentalmente tre: quella legata alle situazione in cui versa il nostro pianeta, quella legata al crescente diffondersi nella società di una violenza gratuita e incontrollata, quella legata al permanere di un atteggiamento di sostanziale emarginazione del diverso, che rischia spesso di condurre a una forma di consapevole auto-emarginazione, pensata dalla vittima come la sola soluzione praticabile per sottrarsi alle offese e alle umiliazioni che gli altri infliggono a chi partecipa di qualche difetto (fisico, mentale, psicologico) o a chi opera scelte diverse da quelle della maggioranza. Vero è che non si dà favola senza insegnamento. Il suo “parlare” – è questo il significato del verbo latino “fari” al quale rimanda il sostantivo italiano in questione – è sì un parlare che procura in primo luogo diletto all’ascoltatore-lettore, ma è anche un parlare che ammaestra, che vuole ammaestrare. In “Fata Librina” suddetta funzione educativa e pedagogica non appare mai calata dall’alto, non è, cioè, un qualcosa che viene aggiunto forzatamente alla narrazione e al piacere della narrazione.

Piuttosto, è l’esperienza concreta di vita dell’autrice, sia come protagonista sia come testimone, che proiettandosi sui personaggi del libro e sulle loro vicende finisce col comunicare una morale. Ed è anche su questo terreno – quello della freschezza, della naturalezza, della spontaneità – che la scrittura di Elisa Mariotti e il disegno di Melania Merlo rinvengono un loro felice punto d’incontro, riflettendosi come in uno specchio l’una nell’altra. Il Passo che segue è tratto dal testo introduttivo, che dà il titolo all’intera opera.  

“Mamma Matilde e Babbo Felicetto erano davvero stanchissimi quella mattina! Fata Librina, che ormai li osservava di nascosto da qualche tempo, non li aveva mai visti in quello stato. Nel servire la colazione, la mamma aveva messo il latte coi biscotti di Alice nella grande e larga tazza blu di Giacomino, mentre i cereali preferiti di Giacomino, quelli al cioccolato tutti colorati, erano finiti nella tazza rosa, al ta e stretta, della piccola Alice. Come se non bastasse, il babbo aveva aggiunto altra confusione in tavola: caffè per la mamma che non lo prendeva mai a quell’ora della mattina, un barattolo di pomodoro al posto di quello della marmellata di fragole e fette di pane tostato, nere come la pece, invece delle solite fette biscottate dorate. “Quei due hanno proprio bisogno del mio aiuto!”, esclamò Fata Librina. “Se non riescono a far addormentare i bambini all’ora giusta, andrà sempre peggio! È troppo tempo che riposano male la notte e la mattina si svegliano stanchi, come se non fossero mai andati a dormire. Alice ha quattro anni e Giacomino otto; loro recuperano in fretta, ma i genitori? Come posso aiutarli?”. Grattandosi pensierosa la testa, cominciò a svolazzare di qua e di là con le sue sottilissime ali a forma di libro”.

 

Elisa Mariotti, Fata Librina e le favole della buonanotte, Effigi, Arcidosso 2021

 

a cura di Francesco Ricci