17 storie per 17 Contrade, Betti

Forse solamente l’antico adagio “l’unione fa la forza” è in grado di spiegare – nella sua genesi, nel suo risultato – quella piccola gemma di luce che è “17 storie per 17 Contrade”, da pochi giorni in libreria. Ciascun elemento che lo compone, infatti, acquista significato e valore unicamente se lo si colloca accanto a tutto il resto che nell’opera confluisce e, confluendovi, la impreziosisce.

I racconti, che già a partire dagli incipit rivelano la loro natura fiabesca (“Tanto tempo fa, in una piccola e antica città”, “Tanto tempo fa, in un bel giorno assolato”, “In una splendida città, nei pressi di una delle porte più importanti, c’era una famosa fonte”), l’illustrazione di copertina di Emilio Giannelli, i bellissimi disegni a cura di Monica Minucci: è con questi materiali che è costruito “17 storie per 17 Contrade” che, complici le ridotte dimensioni (non più di ottanta pagine) e la cura riposta in ogni singolo dettaglio, a me ricorda tanto una miniatura medievale. Delicata e paziente. Luminosa. Lieve.

C’è molta luce, infatti, c’è molta leggerezza in questo libro. Nei disegni, certamente, dove farfalle, spruzzi d’acqua, civette, aquile, foglie, si librano nell’aria, e dove i colori, decisi ma mai aggressivi, incantano la vista e rendono la terra un giardino meraviglioso. Nei racconti, indubbiamente, dove il male – legato alla Natura, legata all’uomo – perde la sua opacità e la sua pesantezza, finendo con l’essere sconfitto, dinanzi al comportamento, ispirato a bontà e resistenza, di un animale o di un essere umano. Una constatazione, quest’ultima, tanto più significativa se si tiene conto del fatto che gli autori delle diciassette storie sono detenuti della Casa Circondariale di Siena, vale a dire persone che il male lo hanno per davvero conosciuto, lo hanno per davvero attraversato.

Di conseguenza, anche la violenza che raccontano (furto, rapimento, avvelenamento, tirannide), sebbene smussata, nelle sue punte più acri, dalla cornice spesso incantata che l’accoglie, è sempre una violenza che possiede una sua concretezza, una sua storica concretezza, legata, ora blandamente ora con nodi più stretti, alla biografia degli scrittori. Più forte di questa violenza, però, che vela la luce e tira giù a terra, è il desiderio di libertà (la sua luce, la sua leggerezza), che al momento si fa scrittura e che un domani si farà condizione di vita, la quale rinviene il suo nutrimento nella consapevolezza che non sono mai certi errori e certi sbagli a definire, per sempre e senza possibilità di riscatto, la nostra presenza nel mondo. Il passo che segue è tratto dall’introduzione di Michele Campanini, che ha ottimamente coordinato il lavoro.             

“Questo libro è frutto del lavoro degli studenti della Casa Circondariale di Siena, meglio conosciuta come Santo Spirito, che si trova nel cuore del centro storico. In primavera alcuni studenti, che frequentano i corsi del C.P.I.A. 1 Siena presso Santo Spirito, mi hanno chiesto che cosa fossero quei tamburi che, ogni pomeriggio e fino al tramonto, risuonavano armoniosi da più parti della città: fra di loro nessuno è originario di Siena. Io sono il loro professore di Lettere. Abbiamo lasciato da parte la storia, la letteratura e, per alcune lezioni, ho provato a raccontare loro cosa è il Palio. Soprattutto le emozioni che si provano, fin da bambini, a crescere in una città magica. Dalle tradizioni così radicate, e ho parlato loro dell’attaccamento alla propria contrada, una seconda famiglia, che accompagna un senese per tutta la vita. Sono rimasti affascinati dai racconti e dalle letture che hanno ascoltato, con grande attenzione. Hanno così deciso di regalare diciassette storie ai bambini di Siena, e non solo a loro. Non sono racconti sul Palio, non sono storie su Siena, e neppure sulle Contrade. Sono storie di fantasia, fiabe, che prendono spunto dagli animali e dai simboli delle diciassette consorelle. Ogni simbolo ha alimentato l’immaginazione degli studenti che hanno scritto queste storie, con un aiuto soprattutto linguistico da parte mia. Ogni storia è speciale, l’ambientazione è fantastica, ma ci sono dei richiami a Siena e alle sue tradizioni”. 

AA.VV., 17 storie per 17 Contrade, Betti, Siena 2019

 

a cura di Francesco Ricci