Perché non mi fido dei bitcoin

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L’errore pare ripetersi, con grave e colpevole responsabilità e stavolta porta il nome di bitcoin.
Abbiamo già passato, lasciando sul campo morti e feriti (economici), diverse esperienze speculative simili a quella che pare delinearsi con i bitcoin e cioè con la cripto valuta: mi riferisco, in epoche diverse, alla bolla della fine degli anni 90 della new economy e quella, più recente, del mercato immobiliare: mi ricordo, quando andavo a prendere a scuola mio figlio Federico che i genitori, in quel periodo, avevano un linguaggio dotcom, tutti sapevano di Borsa, da Tiscali (nel 2000 capitalizzata più di Fiat) a Seat, da Ebiscom a Blu, da Finmatica a tin.it. Ognuno di loro si lanciava, dava consigli su cosa comprare , su cosa matchare e cosa vendere. Facevano gli operai, i piccoli imprenditori e i contabili, qualche commercialista e alcuni gli avvocati. Erano sul pezzo quotidianamente, il Sole24Ore al posto della sana Gazzetta dello Sport. Erano prede stupende per gli squali della finanza e ci hanno rimesso balle di soldi.
Cosa che è molto probabile avvenga anche con la virtuale essenza dei bitcoin, nati come una grande catena di Sant’Antonio che fa beneficiare i primi sottoscrittori a danno degli ultimi, e che sono cresciuti del 900%, in valore, dall’inizio dell’anno. Niente crea così ricchezza in così breve tempo e anarchia in così poco spazio. Algoritmi al posto del fruscio delle banconote, e promesse al posto del tintinnio delle mionete devono consigliare prudenza anche perché, in senso assoluto, ancora nessuno in realtà sa cosa sia questa valuta e questione irrisolta è anche la domanda su quale sia la sua utilità.
Io intanto ne sto fuori e preferisco investire nel ferro e nel legno.
Mi piace chiudere con una frase, stupenda, di Charles Mackay: “Da sempre, il denaro rappresenta una delle cause principali della delusione delle genti. Nazioni sobrie per natura, tutte insieme, sono divenute scommettitrici disperate, tanto da rischiare la loro stessa esistenza per un semplice pezzo di carta. Queste pagine mirano a tracciare la storia delle più imponenti delusioni. Giustamente, da sempre si afferma che gli uomini pensino come un gregge; è stata, inoltre, osservata la loro inclinazione ad impazzire come fossero una mandria, mentre, al contrario, essi lentamente riescono a recuperare il senno e, soprattutto, lo fanno individualmente”.
Viva il denaro sonante, viva le industrie che lavorano e viva, sempre, l’Italia.
Luigi Borri