La sconfitta del virtuale e la vittoria dell’economia inclusiva

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Lo avevo pronosticato ed alla fine tutto è andato (e andrà) come da copione: la punta dell’iceberg rappresentata dai Bitcoin -che presto saranno a mio avviso regolamentati e, in alcuni casi, stoppati – e tutte le espressioni di una economia e di un sistema virtuale rappresentato da alchimie tecniche dovranno ritirarsi lasciando spazio all’unico valore (reale) degno di essere valorizzato e apprezzato: il lavoro e la inclusività della ricchezza.

E la cosa è del tutto logica: come è possibile infatti pensare ad uno sviluppo che si basi solo ed esclusivamente su equazioni matematiche? Come poter sostituire il concetto di sacrificio con quello di scommessa? Come poter pensare che la ricchezza creata possa essere appannaggio di una piccola parte della popolazione quando tutti contribuiscono a crearla?

Ed in effetti quello cui assisteremo sarà un riposizionamento dello sviluppo su canoni tradizionali, fondati sui concetti di uguaglianza, sostenibilità ed economia reale, dopo i disastri delle bolle speculative della new economy, dei subprime e delle alchimie finanziarie.

Questa sarà la prossima e vera rivoluzione economica.

E tutto ciò è del tutto normale quando si pensi che al mondo ci sono miliardi di persone escluse dai vantaggi del progresso, alle quali mancano i mezzi per accedere ai beni e ai servizi elementari: l’acqua potabile, l’elettricità o gli studi che potrebbero aiutarli a migliorare le loro condizioni. Il fattore economico per il futuro non potrà essere solo questione di denari ma dovrà concretizzarsi in una mediazione fra la ricchezza prodotta dalle aziende e l’esigenza di ridurre le differenze, la povertà.

E’ il concetto di sviluppo inclusivo che prevarrà.

Ricchezza e sostenibilità della vita reale non sono concetti estranei fra di loro e con i modelli di sviluppo adatti tutte le aziende possono intervenire e aggredire allo stesso modo tutti i tipi di mercato, tutte le popolazioni e contribuire, allo stesso tempo, al soddisfacimento dei bisogni essenziali.

Questa la scommessa del futuro, l’unica da non perdere e questi i concetti sui quali io baserei una campagna elettorale.

Temi ed idee che i nostri politici non affrontano, concentrati come sono a promettere cose che non manterranno mai.

Luigi Borri