La gassa: BMps, inizia la conversione. Cosa possono fare gli obbligazionisti?

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Dentro BMps il processo di cambiamento è iniziato ed d entro la fine del mese partirà la procedura per la conversione volontaria dei bond subordinati del Monte dei Paschi di Siena

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Il processo di conversione è iniziato ed entro la fine del mese partirà la procedura per la conversione volontaria dei bond subordinati del Monte dei Paschi di Siena.
Questa operazione è una delle tre che, se portate a termine, determinerà la continuità aziendale ( e il salvataggio) della banca più antica del mondo: le altre due sono la vendita degli NPL (Non Performing Loan, cioè crediti ormai deteriorati) e la ricapitalizzazione, non inferiore a cinque miliardi di euro, da effettuarsi per il tramite di uno o più investitori che, di fatto, diverranno i proprietari della banca. In pratica gli investitori interverranno per il residuo che non verrà liberato rispetto alla conversione.
Il futuro della banca è legato a ciò che accadrà nelle prossime settimane per cui è pleonastico parlarne.

I risparmiatori (circa quarantamila, in origine) che hanno sottoscritto i bond MPS possono avere molti dubbi .
La conversione su base volontaria riguarderà 11 bond subordinati Tier 1 e Tier 2. I prezzi di conversione sono fissati all’85% del valore nominale per i bond Tier 1 e al 100% per i bond Tier 2. A seconda dell`emissione il prezzo di offerta implica un premio tra il 25 e il 35% rispetto ai valori correnti.
Ma cosa sono i bond subordinati?
Le banche possono emettere obbligazioni (debiti) da rimborsare a scadenza. Le obbligazioni, come indice di rischiosità, stanno in mezzo fra i conti correnti (rischio minimo, sotto ai 100mila euro esiste la garanzia del rimborso totale) e le azioni (piena volatilità, rischio massimo) .
Le obbligazioni, a loro volta, in base al loro rischio possono essere classificate come segue:
Obbligazioni ordinarie senior : sono le obbligazioni bancarie più sicure perché sono rimborsate per prime rispetto alle altre
Obbligazioni Lower tier II : hanno una rischiosità minima e vengono rimborsate dopo quelle senior. Durano almeno 5 anni
Obbligazioni Lower tier III : uno scalino sotto le precedenti hanno un tasso più alto ed un rischio maggiore, si tratta però di un rischio medio
Obbligazioni Upper tier II sempre meno sicure vengono rimborsate dopo le senior, le Tier II e le Tier III. Hanno un tasso fisso abbastanza remunerativo a 10 anni ed è possibile che la banca non paghi la cedola, in casi di particolare difficoltà. Il rischio è medio alto
Obbligazioni Tier I : sono le più rischiose ed hanno, logicamente, il tasso di interesse migliore. A volte possono avere una scadenza non definita.
Diverse sono le obbligazioni strutturate, da identificarsi come uno strumento finanziario con una componente obbligazionaria ed una derivata cioè legate ad una compravendita di azioni, indici, valute.
Le obbligazioni in mano ai risparmiatori sono per lo più quelle identificate dal IT0004352586, Upper tier II e cioè le quarte come indice di pericolosità.
Non una rosea prospettiva, ma tant’è….
Cosa fare quindi? Vendere, tenere in portafoglio o aderire al piano e trasformare in azioni?
E’ una scelta amletica ma da questa scelta iniziale, a cascata, verrà determinato il futuro del proprio investimento.
Ipotizziamo le tre possibilità.

Vendo subito: è possibile vendere le obbligazioni, ed in tal caso ci dovremmo accontentare del 65-70% del capitale investito. Occorre però precisare che, se aggiungiamo a questo importo, l’ammontare delle cedole riscosse possiamo arrivare fino a riprendere il 90% della somma versata nel 2008. E’ la scelta più conservativa e meno rischiosa.

Tengo in portafoglio: se non si aderisce al piano si può scegliere di tenere le obbligazioni in portafoglio. In tal caso se il processo di vendita degli NPL e la conseguente ricapitalizzazione andrà in fondo potremmo vederci rendere il 100% del capitale investito a scadenza. E’ una ipotesi percorribile ma rischiosa.

Converto in azioni: in tal caso verrà rimborsata l’obbligazione (85% o 100%, a seconda dei casi) con obbligo di sottoscrizione per pari importo del capitale sociale della banca. Tecnicamente è una operazione che tutela l’investimento ma occorrerà vedere, a ricapitalizzazione chiusa, quanto varrà l’azione e cosa succederà nei giorni appena successivi. E’ possibile che ci sia un’ondata di vendite con deprezzamento dell’azione sull’immediato come è altrettanto vero che tesoreggiando il titolo si possa riuscire a recuperare il capitale. E’ una scelta molto rischiosa e sottintende, a mio avviso, di tenere l’azione in portafoglio per un certo periodo di tempo fino a che le acque (forse) si saranno calmate.
Questo il presente (incerto) della Banca più antica del mondo.
Sic transit gloria mundi…..

Luigi Borri