La politica ad orologeria finanziaria

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All’inizio fu lo scontro fra potere temporale quello spirituale oggi, più banalmente, c’è una liaison fra potere finanziario e potere politico: perché la politica, di base, è povera (di soldi, oltre che di idee) e la finanza, ormai da tempo, la gestisce.

Le ultime vicende, tanto in Italia che in altri Paesi (piccoli e grandi), stanno li a dimostrare che le pedine (politiche) si muovono e parlano laddove (il denaro) le muove, senza un punto di arrivo prefissato e senza una logica ben costruita.

E’, in pratica, una “politica ad orologeria finanziaria” che si muove, discute e si conclude seguendo canovacci e regole proprie dell’interesse economico che, spesso, ne ha determinato l’elezione e la sopravvivenza.

I grandi temi, quelli seri, vengono lasciati nell’oblio a favore di quelle tendenze di gossip che servono, in estrema sintesi, a distruggere un personaggio o a determinarne il successo: spesso, se non sempre, a favore o a scapito di altri personaggi molto discutibili pronti a rimpiazzare l’ex di turno.

Ed è allora che si tralasciano i grandi temi della sottocapitalizzazione delle banche, dei miliardi di NPL che dovranno in qualche modo essere ricondotti al mercato, della sovrastrutturazione del sistema finanziario e della (illecita?) funzione di molti broker a favore di temi che con la finanza hanno poco a che fare, vedi il caso Etruria.

Si parla di altro per virare dai veri problemi strutturali del mercato, degli stati (grandi e piccoli) e della società.

Purtroppo.

Viva, sempre e per sempre, l’Italia. E auguri a tutti voi.

Luigi Borri