I furbetti, la UE e le banche da salvare

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Oggi parlo delle vicende avvenute a Piacenza, dove 50 furbetti del cartellino timbravano l’entrata a lavoro e poi, allegramente, andavano in palestra, a fare spesa oppure semplicemente a passeggio: non sorprende più di tanto che queste persone siano tristemente a busta paga della Pubblica Amministrazione (li pagano i cittadini, in sintesi), entità nella quale i controlli ed il livello di responsabilità è mediamente scarso.
Non è male, del resto, un lavoro dove sei pagato per farti gli affari tuoi: riscuoti ed allo stesso tempo puoi dedicarti agli affari domestici, ovvero allo svago oppure al gioco.
In parole povere sei pagato per non fare il tuo lavoro.
Più o meno, estremizzando, quello che è avvenuto in tema di banche dove i controlli del soggetto incaricato (pagato anch’esso dai contribuenti) sono stati così blandi che è stato possibile far sparire un importo di (quasi) una manovra correttiva in pochi anni ed a scapito di due piccole banche (guarda caso) venete: banche che, in estrema analisi, tramite l’aiuto di Stato sono state salvate dagli stessi cittadini che, becchi e bastonati, avevano già pagato con le proprie contribuzioni diverse istituzioni per fare controlli che, evidentemente, non sono stati eseguiti in maniera puntuale e corretta.
Il problema è che questo problema, quello dei controlli inefficaci, è stato palese già con gli accadimenti di Banca Etruria, MPS e molte BCC per cui viene il dubbio che sia stata una prassi consolidata, tesa più che a controllare, a nascondere.
Risultato eclatante , pagine di giornali, peana di accuse ma sicuramente non sarà preso nessun provvedimento né saranno rimossi (come dovrebbe usare in un paese civile) i vertici.
Ma così va l’Italia: dove sempre e comunque paga Pantalone.
Viva (sempre) il tricolore!

Luigi Borri