Sansedoni: pronto un Patron nel motore. Ma FMps tentenna

Manifestazione di interesse di un Fondo inglese per l’acquisto di Sansedoni Spa. Ma la Fondazione Monte dei Paschi non risponde. Così il futuro per la città si farebbe sempre più buio.

 

Qualche giorno fa Milano Finanza, a firma di un giornalista di solito bene informato come Luca Gualtieri, ha svelato che un famoso fondo inglese si è fatto avanti per acquistare la Sansedoni Spa dalla Fondazione Monte dei Paschi. Notizia rilanciata anche dalla Nazione di Siena e ripresa nuovamente, ieri, dal quotidiano economico milanese.

La stessa Fondazione aveva, un po’ curiosamente, pubblicato sul proprio sito un annuncio per la ricerca di possibili acquirenti, in omaggio alla trasparenza. Evidentemente la pratica, più usata per vendere le case che le società immobiliari, ha sortito il proprio effetto.

Perché, come si leggeva nelle colonne di Mf e de La Nazione, “…il fondo inglese Patron Capital che ha già investito nel Real Estate oltre tre miliardi di euro fra Inghilterra, Germania e Francia, adesso punta ad entrare decisamente in Italia…” con una sede operativa ed ha individuando nella Sansedoni di Siena il veicolo giusto per il nostro mercato. Aggiunge anche che il fondo punta ad investire in Italia ben 750 milioni di euro.

La notizia ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo, perché abbiamo da subito sperato finalmente in qualcosa di buono per la nostra Siena, così duramente provata dagli ultimi anni, per la Fondazione e per la stessa Sansedoni che dopo aver ristrutturato il debito, concluso a Milano una delle più importanti operazioni immobiliari dell’anno (vendita ai fondi Mayer di palazzi sulla via dello shopping), adesso si avvia a concludere altre importanti operazioni (la vendita di Palazzo Portinari a Firenze) che la metteranno definitivamente in sicurezza.
Pur passando da un notevole bagno di sangue, in termini di patrimonio, dovuto in gran parte alla crisi globale del mercato immobiliare, e in altra parte a quella locale di Banca Monte dei Paschi (l’altro socio con la Fondazione), la Sansedoni procede spedita sulla via del risanamento e prepara quella del definitivo rilancio.

Mettere un Patron nel motore avrebbe un grande valore per la società senese, per tutte le persone che ci lavorano, per le banche creditrici, per i soci e per la città. Sì perché oltre ai posti di lavoro, non dimentichiamo che certe operazioni immobiliari sono state rese possibili dalla presenza di Sansedoni in città. Tipo la costruzione del palazzo della Siena Biotech, azzoppata più dalla crisi drammatica di Banca e Fondazione che da mancanza di risultati in prospettiva, e ora Tls, tipo il mantenimento della Whirpool a Siena, o il recupero dell’antico edificio in via dei Rossi che ora ospita l’albergo Palazzetto Rosso, struttura bellissima dove è venuta ad investire una famiglia di imprenditori già proprietaria di prestigiosi hotel in Francia.
Del resto quando Sansedoni Siena fu creata doveva essere il braccio immobiliare della Fondazione Mps.

Applaudiamo, dunque, l’arrivo dei capitali inglesi? Pare di no. La Fondazione per adesso nicchia e non risponde alla manifestazione di interesse. In questo momento è troppo presa a cambiare il cda della società e, i soliti bene informati, dicono che si sta pensando ancora una volta a sostituire i senesi con “non senesi” perché… perché oggi essere senese pare fonte di imbarazzo ed è meglio rivolgersi altrove. Come se in questo territorio di persone in gamba non ce ne fossero. Ma, quante volte lo abbiamo detto e scritto, si è sempre preferito guardare dal lato opposto del merito e soprattutto della competenza.
Eppure Patron verrebbe a Siena perché crede nelle professionalità di coloro che lavorano in Sansedoni e la guidano – almeno così pare di capire – perché la reputa la società giusta per entrare in Italia (scrive ancora Mf). E’ un bel riconoscimento, non c’è che dire.
Non vorremmo che dall’autarchia pre crack, si fosse passati all’epurazione di tutti i senesi. Così, per non correre altri rischi. Non ci sono senesi alla guida della Fondazione Mps, nei ruoli chiave della banca e giù giù in tutte le società della vasta galassia montepaschina. Di certo il passato pesa ed è anche giusto che sia così. Ma se non si ricomincia a dar fiducia ai senesi qui finisce che diventiamo la colonia estiva per professori dal curriculum di platino piovuti da Roma e Milano. Che rimangono professori, seppur di platino. E spesso la teoria accademica non basta.
C’erano anche prima e forse la scellerata e semplicistica scelta dell’autarchia fu dettata anche dal fatto che i loro signori, di prima, non avevano proprio brillato (vedi De Bustis per tutti). Speriamo di non cadere dalla padella nella brace, anche perché queste calate di sapienti talvolta rivelano, a ben guardare, profili di interessi confliggenti, visioni strategiche completamente avulse dalla città. Nel bene o nel male però, anche se resta poco – e per molte città sarebbe ancora tantissimo – quel poco è dei senesi, fatto dai senesi e voluto dai senesi. A rigor di logica spetterebbe ai senesi gestirlo che di commissari ne abbiamo avuti troppi e a me personalmente, chi mi conosce lo sa, piace solo Montalbano!

Katiuscia Vaselli