L’importanza del rating come strumento di autovalutazione e di allerta precoce

Viareggio 12 aprile 2019

Presentato da Fivesixty & studio ConCredito

Grand Hotel Principe di Piemonte ore 9,00

Tra i relatori saranno presenti:

 Massimo Minolfi, Mario Piccioni ed Eraldo Stefano Menconi di Five Sixty

Gianfranco Antognoli e Stefano Vannucci di ConCredito

Relazionarsi con le banche è sempre più difficile, cosa si cela dietro alle logiche di accesso al Credito? La motivazione data dalle banche, spesso in maniera poco comprensibile, è sempre la stessa: “colpa del rating”. 

L’importanza del Rating è ancora molto distante dal sistema imprenditoriale italiano, specialmente quello rappresentato dalle piccole e medie imprese (che in Italia rappresentano oltre il 94% del tessuto economico).

Come mai è il rating è così importante? che cos’è di preciso? Da quali variabili è composto? E’ possibile gestire e migliorare il proprio rating?

Il rating bancario è una processo di valutazione del merito creditizio che si basa su dati oggettivi e proiezioni statistiche ed ha l’obiettivo di stimare la probabilità che un’azienda risulti insolvente (Probability Default). Le Banche si affidano al Rating con lo scopo di valutare i propri clienti in maniera oggettiva e sviscerata da componenti di natura personale. Questo processo di valutazione è stato introdotto, a partire dagli anni 90 tramite le direttive del Comitato di Basilea (che regolano la normativa bancaria comunitaria), assumendo sempre più peso all’interno delle politiche creditizie. 

Il rating determina l’ammontare di credito che può essere affidato ad un impresa ed ha un impatto diretto anche sul costo del credito (ed esempio il tasso di interesse proposto per un mutuo) e sul livello delle garanzie che sono richieste da parte delle banche (fideiussioni, garanzie reali ecc).

Il calcolo del rating prevede la raccolta e l’elaborazione di una serie innumerevole di dati provenienti da fonti molto diverse che vengono poi sintetizzati in uno “score”: Archivi delle Camere di Commercio, Centrale Rischi di Banca d’Italia, Archivi dei protesti, servizi di rating esterni, notizie raccolte dal web, dati di bilancio, social network e molte altre. 

Possiamo suddividere le informazioni che compongono il rating in 3 principali categorie,  che di fatto riguardano ogni aspetto della vita aziendale: informazioni qualitative, quantitative e andamentali. Nessuna di queste famiglie di informazioni viene considerata decisiva se presa da sola (a meno che non si sia in presenza di eventi molto negativi), ma tutte insieme contribuiscono a calcolare il rating dell’azienda. 

L’organizzazione dell’impresa, il curriculum e l’esperienza dell’imprenditore, il settore nel quale l’impresa opera, fanno parte ad esempio delle informazioni qualitative. Bilanci e indicatori di performance riguardano invece la sfera dell’analisi quantitativa.

La puntualità dei pagamenti, la regolarità nel rimborso dei prestiti e più in generale il comportamento di un’azienda nei confronti del sistema bancario sono elementi tipici dell’analisi andamentale.

Un mix di informazioni che gli imprenditori sono chiamati a gestire in maniera proattiva, attraverso la comprensione di ogni effetto che le decisioni aziendali possono generare verso la percezione esterna dell’azienda. 

La reazione più comune di fronte ad un declassamento del rating è quella di addossare le colpe verso i sistemi di calcolo automatici, incapaci di comprendere la bontà delle proprie imprese. Meglio sarebbe imparare a comprenderne le ragioni, interpretando anche i più piccoli segnali di allarme per cercare di anticipare possibili aree di crisi.

Non a caso il nuovo codice della crisi d’impresa ha portato modifiche importanti ad alcuni articoli del codice civile, introducendo ad esempio un secondo comma all’art. 2086 (gestione dell’impresa):

“L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale…”

La sfida di migliorare e gestire il proprio rating, non deve essere considerata come un compitino imposto dalle logiche di accesso al credito, ma come una presa di coscienza nella gestione aziendale, improntata all’analisi dei rischi ed al monitoraggio di possibili eventi negativi. 

Incrementare le proprie performance, migliorare la comunicazione aziendale, imparare a programmare il proprio fabbisogno finanziario, sono tutte attività che hanno un impatto positivo sul rating solo e soltanto perché in primo luogo avranno un impatto positivo sulla propria azienda. Le gestione del rating appare quindi un vero e proprio obiettivo di crescita a cui tendere. 

Il mondo della consulenza aziendale è strutturato e pronto per accompagnare gli imprenditori in questo nuovo viaggio, che pone nuovi obiettivi e nuovi limiti da superare per non essere superati.

Durante l’evento del 12 aprile verranno presentati gli strumenti più idonei per comprendere e gestire il rating, con un particolare focus sulle leve e sugli indicatori che è possibile muovere e monitorare per avere benefici a breve termine.

Per partecipare al convegno è possibile prenotare il proprio posto a [email protected] oppure telefonicamente a 0584-393444.

Stefano Vannucci