Azioni concrete per sconfiggere la povertà

Forse non tutti sanno che per anticipare la pensione…

Siamo all’inizio di un nuovo anno e non potrebbe partire che con le migliori intenzioni “economiche” per ognuno di noi. Lo sguardo si orienta sulla speranza e sulla capacità di fare, di agire nonostante le difficoltà e l’incertezza che, purtroppo, non ci abbandonerà nel 2020.

Uno degli argomenti che sembra già occupare con insistenza la nuova agenda in tutto il mondo è il tema “casa”. La rivista economica americana Fast Company ha selezionato tra i cento nuovi progetti di carattere etico, rivolti ad aiutare la comunità, la salute e l’ambiente, le 10 idee più apprezzate del 2019: comune denominatore la speranza e la visione di un mondo proiettato al futuro.

Tra queste idee ne spicca una in particolare che affronta il problema della mancanza di alloggio per una parte della popolazione, non così piccola come si potrebbe erroneamente credere. 

E’ una bella storia da raccontare, di quelle che ti mettono di buon umore. Prima di tutto perché parte da un gruppo di giovani, i fondatori dell’organizzazione non profit New Story dedicata alla costruzione di case nei paesi in via di sviluppo. Questi giovani sono riusciti a realizzare una mega stampante 3D, capace di creare case in sole 24 ore, complete di tutto e hanno già dato realtà al progetto con una cinquantina di abitazioni così congegnate in Messico, a Tabasco. Ed è una bella storia perché risponde al problema “emergenza” senza chiacchiere e propaganda politica, ma con i fatti.  

Non è l’unica storia bella da raccontare: nella classifica stilata dalla rivista americana c’è anche il progetto “Built for zero” messo a punto dall’organizzazione non profit Community Solution. Si tratta di un programma statunitense che fotografa in tempo reale il numero di tutti i senzatetto, dando un nome a ognuno e intervenendo ad personam nel reinserimento degli homeless nel mondo del lavoro, grazie alla capacità di mettere insieme tutte le informazioni disponibili, visibili e non. Nell’arco di 4 anni 100.000 homeless di 186 città statunitensi hanno trovato una sistemazione abitativa, lasciando il cielo della strada.

Molti diranno che da noi è diverso, che in America è tutto “big”, ma non è questo che conta. Non è essere grandi o piccini. Negli ultimi due anni sono stati dedicati molti articoli al fenomeno della povertà, tornato con prepotenza a crescere, anche nel nostro Paese. I dati sono ormai di dominio pubblico, tuttavia, se volessimo riparlarne, chiedendoci “Ma quanto sono poveri i poveri?”, la percentuale dell’intensità in Italia è pari al 19,4%.

In tutto il mondo c’è sempre stato chi ha avuto l’idea e chi, semplicemente, l’ha copiata perché quando un’idea vale non conta arrivare necessariamente primi, ma agire.

Allora, se in un’altra parte del mondo si possono costruire case in 24 ore e dare un nome a chi la casa non ce l’ha restituendogli la dignità del lavoro, perché non possiamo farlo anche qui? 

Sarebbe bello e utile prima fare e poi parlare.

Per chi si trova senza tetto da zero a causa di una calamità naturale e per chi ha deciso che non c’è altra speranza oltre alla strada che rimanere a zero.

Maria Luisa Visione

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