Vicolo degli Archi: la strada senza più archi

Il vicolo degli Archi presentava numerosi archi di pietra che sorreggevano i fabbricat fatiscenti e in pessime condizioni della strada. Nonostante questo, la sua denominazione deriva dalle ghirlande usate per addobbare la via durante le feste ebraiche.

Nonostante il risanamento di Salicotto degli anni Trenta del Novecento abbia drasticamente alterato la fisionomia del rione, si può ragionevolmente ipotizzare che vicolo degli Archi, facesse parte del ghetto ebraico che si estendeva, appunto, tra i vicoli delle Scotte e quello di Coda escluso, comprendendo il vicolo del Luparello, quello degli Archi, appunto, il vicolo della Manna e il vicolo della Fortuna. E ancora oggi il nome di alcuni chiassi ricorda la diversa fisionomia che questi avevano prima dello sventramento avvenuto con il risanamento di epoca fascista. Il caso più emblematico è proprio il vicolo degli Archi, detto anche vicolo della Sinagoga dopo la costruzione del tempio ebraico nel 1786 (anche se oggi la Sinagoga è di pertinenza del vicolo delle Scotte).
Vicolo degli Archi, che attualmente è un breve diverticolo aperto che taglia orizzontalmente il vicolo delle Scotte e quello del Luparello, in passato, invece, si caratterizzava proprio per la presenza di numerosi archi di controspinta, come spesso si trovano a Siena, eretti per sorreggere i malmessi fabbricati ai lati del vicolo.
Con tutta probabilità gli archi vennero costruiti, o rinforzati e aumentati, dopo il terremoto terribile del 1798. Tali archi di sostegno vennero costruiti in molti chiassi del ghetto ebraico, dove i fabbricati erano già fatiscenti ed in pessime condizioni anche prima del terremoto, figuriamoci dopo tale evento. Alla luce di ciò, sembra inaccettabile l’ipotesi che spiega la denominazione legata non agli archi di pietra ma agli archi delle ghirlande messe di traverso alla strada per addobbare la via ed abbellire l’ingresso del Tempio durante certe feste ebraiche.

Maura Martellucci

Roberto Cresti