Siena ha il suo nuovo Arcivescovo: Augusto Paolo Lojudice


Oggi a mezzogiorno è stata resa nota, con comunicato dell’Arcidiocesi a seguito dell’annuncio dato da Monsignor Buoncristiani in Palazzo arcivescovile, la nomina di Monsignor Augusto Paolo Lojudice a nuovo Arcivescovo di Siena (o meglio dell’Arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino).

Una nomina che già da ieri aveva trovato ampia eco su un quotidiano locale, che attingendo a non si sa quale autorevole fonte, snocciolava dati e dettagli su questa nomina alla stregua di chi è “ben informato”. Chapeau perché sono stati i primi a dare la notizia; la sostanza c’era, e infatti l’ufficialità della nomina oggi è arrivata. La forma si è rivelata tuttavia piuttosto debole: forma non è la stessa cosa di formalismo, ma è la visibilità della sostanza, e spesso della competenza di chi scrive e su cosa scrive. Non ho certo trascorsi da vaticanista e non sono troppo addentro alle cose di Chiesa, ma basta leggere i dati dettagliati del comunicato dell’Arcidiocesi per rendersi conto di come la notizia non sia poi così eclatante ed improvvisa, come piacerebbe credere ad un certo tipo di immaginario sensazionalista. Se la nomina infatti è stata resa pubblica in data odierna, quando cioè l’annuncio viene dato in contemporanea dalla Sala Stampa della Santa Sede e nelle diocesi interessate, significa che il processo è in corso da tempo e che la nomina non può essere stata notificata a Monsignor Buoncristiani solo pochi giorni fa. Che l’Arcivescovo uscente nutrisse il desiderio di rimanere qualche altro mese in carica è cosa nota, ma dal desiderio alla realtà ce ne corre. Lo stesso comunicato infatti fa riferimento alla normativa ecclesiastica (canone 401 §1 del Codice di Diritto Canonico), secondo la quale ogni vescovo ha il dovere, a compimento del settantacinquesimo anno di età, di rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del Papa; Buoncristiani, classe 1943, ha raggiunto il traguardo dei settantacinque nel dicembre scorso ed è pertanto normale che in questi mesi si fosse proceduto all’avvicendamento. In questi giorni del resto, sono diverse le diocesi italiane coinvolte nella tornata delle nuove nomine, e Siena non poteva certo fare eccezione. Nessuna meraviglia.

Per quanto riguarda invece il profilo di Monsignor Lojudice, un vescovo relativamente giovane, che raggiunge a soli cinquantacinque anni la carica di arcivescovo metropolita, di precisazioni da fare su quanto uscito dai “rumors” di ieri ce ne sarebbero. Sembrerebbe emergere infatti una figura di uomo ben inserito nei ranghi della Curia romana, ma niente di più falso. Il neo Arcivescovo di Siena è romano di Roma, nato, cresciuto e formatosi, come sacerdote e come vescovo, nella realtà pastorale della diocesi di Roma. Si deve infatti distinguere tra la Curia vaticana (che ha il compito di coadiuvare il Papa nel governo della Chiesa universale) e la più dimessa realtà del cosiddetto “Vicariato”, ossia l’organismo pastorale che ha la cura delle comunità della diocesi di Roma, a servizio del quale Monsignor Lojudice è sempre stato. Roma infatti è una diocesi che ha una struttura particolare, essendo la diocesi del Papa, che ha come primo titolo quello di “Vescovo di Roma”, appunto. Come si può evincere dal sito ufficiale , ad esempio, il Vicario generale, che solitamente nelle diocesi medio-piccole come Siena è un semplice prete, a Roma è nientemeno che un Cardinale, attualmente nella fattispecie il Cardinal Angelo De Donatis. Essendo una diocesi che ha quasi due milioni e mezzo di battezzati, il Cardinale Vicario è coadiuvato da sette Vescovi ausiliari, i quali fanno capo ognuno ad un settore territoriale della diocesi o ad un ambito specifico della pastorale. Uno di questi sette Vescovi ausiliari, è proprio il nostro Monsignor Lojudice, nominato quattro anni fa a questo incarico e assegnato al settore sud della diocesi. Prima di essere elevato alla dignità episcopale i suoi incarichi sono stati sempre di ordine pastorale: emergono infatti fra le parrocchie in cui è stato parroco comunità come Santa Maria Madre del Redentore e San Luca al Prenestino. Per chi ha un minimo di conoscenza della geografia di Roma capirà che non si tratta del quartiere salotto dei Parioli e nemmeno del gioiello barocco di Piazza Navona, ma di quartieri come Tor Bella Monaca, estrema periferia sud, fuori dal raccordo, e il Prenestino, dove le condizioni di vivibilità sono socialmente e culturalmente assai difficili. Ha poi contemporaneamente svolto per dieci anni l’incarico di padre spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore, accompagnando nel difficile cammino di discernimento e di formazione tanti giovani indirizzati al sacerdozio.

Divenuto Vescovo ausiliare nel 2015, gli fu affidato, come detto, il settore sud della diocesi, un settore dove le situazioni di povertà ed emergenza sociale sono certamente tra le più difficili da gestire, e spesso abbandonate a se stesse. Il nome di Monsignor Lojudice era uscito due anni fa come possibile nuovo Vicario generale di Roma (non “Vescovo di Roma”, come ieri è stato scritto, giacché il Vescovo di Roma è il Papa), ma quella volta evidentemente la “soffiata” fu meno affidabile di quella senese, perché poche ore dopo uscì la nomina di Angelo De Donatis.

Trovandosi ad essere impegnato in un territorio così difficile, non poteva Monsignor Lojudice non prendere posizioni, fuori peraltro dalla polemica politica, su soluzioni troppo semplicistiche a problemi sociali, radicati da decenni nelle borgate di Roma, come la massiccia presenza di immigrati. Uomo attento quindi all’umanità che lo circonda, qualità senz’altro apprezzata dai criteri selettivi dell’attuale pontificato, ma non emersa certo di recente, magari per compiacere la volontà dei superiori. Monsignor Lojudice pare sia stato sempre un uomo così: cristiano e prete fra le persone. Questo è quello che tutto sommato richiederebbe il Vangelo, e non una lettura politica di sinistra (o di destra nel rovescio della medaglia). Questo è il pastore che il Papa ha inviato alla Città di Siena e al suo territorio. Non sappiamo ancora quando entrerà a prendere possesso della sua carica, ma di certo fra le sfide interne ed esterne alla Chiesa di Siena il problema principale che dovrà affrontare non sarà certo “benedire o non benedire” il drappellone di Massimo Stecchi, giacché da che mondo è mondo il Palio di luglio non lo benedice l’Arcivescovo ma il Parroco di Provenzano. Giusto per rettifica.

Katiuscia Vaselli