San Bernardino da Siena: prediche, peste e ‘lezzitudine’

Il 20 maggio 1444 all’Aquila, presso il convento di San Francesco, muore San Bernardino da Siena. Raccontare di San Bernardino sembra perfino superfluo. Come ci voltiamo, in ogni strada, in ogni facciata dei palazzi o delle porte della città, sulle nostre chiese più importanti, sulla Facciata di Palazzo Pubblico e nel Campo ci troviamo di fronte al suo simbolo, al suo monogramma. Un sole d’oro su uno sfondo azzurro che porta inciso, al suo interno, le lettere IHS “Iesus hominum salvator”, con la lettera centrale ad allungarsi fino a formare una croce. Nasce a Massa Marittima l’8 settembre del 1380 da Tollo di Dino di Bando e appartiene alla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Sua madre è Nera di Bindo, anche lei nobile, degli Avveduti di Massa Marittima. Rimane orfano molto presto e viene cresciuto da una zia, prima, e dallo zio Cristoforo degli Albizzeschi, dopo, a Siena. Potrei raccontarvi, l’ho fatto diverse volte in questi mesi di “pestilenza da #covid_19” che a 22 ani, mentre studiava Diritto all’Università, si dedicava alla cura dei malati di peste (quella vera) all’ospedale di Santa Maria della Scala. Siamo nel 1400, in una delle tante “epidemie di ritorno” che martoriarono Siena dopo il 1348. Lui incide i bubboni e cura le parti infette con un olio curativo da lui “inventato”, ma, come narra “era tanta puzza a lo Spedale, che non vi si potea abitare solo per la puzza de la pistolenza”. E prosegue: “El riparo era questo, che vi si faceva molto fumo e fuoco: questo era il miglior riparo che si potesse fare”. Cosa aveva inventato? Un unguento (e badate che la ricetta è conservata presso l’Archivio Arcivescovile) a base di olio d’oliva e scorpioni, sì scorpioni.

Doveva essere preparato sotto la luna d’agosto, lasciato a bollire per dodici ore e a riposo per 12-14 giorni prima di poter essere applicato sulle parti infette. Cosa accadde? Contrasse egli stesso la peste ma ne guarì e, da qui iniziò il suo cammino di predicazione e di fede. E restò sempre legato al Santa Maria della Scala tanto che nel 1427, in un momento di grande crisi finanziaria, esorta i senesi ad elargire elemosine all’ospedale per far sì che l’ente potesse, a sua volta, garantire l’assistenza ai poveri ed ai bisognosi della città: “De la Casa de lo Spedale è utilissima cosa la limosina che n’esce; e però vi prego, vi prego, che non la lassiate mai mancare; che io mi credo che quella sia una della cagioni, che Idio placa l’ira sua verso di voi”. Potrei ricordarvi che nel 1630, quando le porte della città erano assediate, ancora, dal bacillo della peste, si fece affiggere il suo monogramma in ognuna a protezione e che Siena si salvò. Potrei raccontarvi delle sue celebri prediche, di ogni argomento che toccava, anche i più forti e “scabrosi” per il tempo.

Ma ne restano ampie testimonianze, scritte e artistiche. Potrei raccontarvi che ce l’aveva anche con i palii (alla lunga, logicamente) e con ogni tipo di giocoa Verona, nel 1422, fa sostituire il palio con una serie di celebrazioni in onore di san Zeno e a Perugia, dove viene chiamato non solo a predicare ma anche a supervisionare la riforma degli statuti, fa vietare ogni festa. Il denaro necessario per organizzarle, viene commutato in offerte di cera per l’altare di Sant’Ercolano e quando le Compagnie delle Porte che organizzano i giochi perugini ripropongono una bella sassaiola, vengono richiamate all’ordine e ottengono solo il permesso di fare qualche ballo.

E se proprio i perugini vogliono tirarsi addosso qualcosa, tuona severo, facciano le battaglie con le palle di neve in inverno e con le zolle d’erba nelle altre stagioni. Insomma, oggi diremmo che come Santo era “molto lezzo” (con rispetto parlando: ma non gli andava bene quasi niente, anzi, gli andava bene tutto: bastava fare come diceva lui) Una “lezzitudine” che gli procurò non pochi nemici e problemi anche in vita ma proprio questo carattere impetuoso fanno il di lui il Santo venerato e amato. Da tutti. E questo perché da sempre ci protegge e ci protegga. Per completezza storica: già nel 1445 ha inizio il processo di canonizzazione e sei anni dopo, il 24 maggio del 1450, Bernardino viene solennemente proclamato Santo da papa Niccolò V. Quindi, tra qualche giorno vi “ritocca”, come le sue prediche.

Maura Martellucci 

Roberto Cresti