Io so’ Gina la Batina, sto sotto il ponte della Vecchia

“Solinga, al lume di un lampione
s’aggira un’ombra; cade la guazza
e l’umidor che la circonda.”

E tu sentissi l’ossa intisichite! Ti c’avrei voluto vedè a fa la mi’ strada tutti i giorni: partivo dalla Coroncina con tutti i mi’ carabattoli e nemmeno un disgraziato che si fermasse a offrì un passaggio… Vergogna! Un c’eran più l’omini d’una volta… Ah! La rifacevo anche all’insù, dopo avè lavorato tutto il giorno. Un’ mi fermavo nemmeno al tocco e poi, alla sera, pigliavo certe giubbate di freddo che un t’immagini! Umidore una miseria!

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“Batina, chi risponderà ai tuoi richiami?
La recluta che stianta a te verrà,
e poi 55 lire ti darà.”

Gli facessero fogo! Vedrai un potevo mica alzà i prezzi, sai? Tutti schizzignosi, questi militari… ‘Ti cala ogni ben di Dio’, dicevano. Ma io le citte giovini le vedevo passà e un’ si può dì che fossero belline… Tegami buffi! Eppure zompettavano pel’ corso, tutte tirate, facevan le loro vasche e poi a casa senza nemmeno musarli, a quelli lì… Ci credo poi venivan dalla Batina, pore bestie, vedrai tutti i mi’ ciondoli se li facevano andà bene!

“Son qui abbarbicato a te, avvinto come l’ellero,
son qui respiro il tuo respir che greve è diventato
perché, con l’aceto e il caffè
hai reso il tuo respiro un gas limortifero,
ma per prezzi sì modici si doventa anco sadici.”

Ascolta bellino, vorrei vedè te! Questi disgraziati un’ si so mai chiesti che volesse dì bazzicare tutto il tempo sotto un ponte… Che poi, il ponte della Vecchia, sembra una presa per i fondelli! A me mi davan della vecchia, però tu sapessi che fila e come ci sformava quella di là, la Pastorella, che se volevi sentì cantà la cicala, finivi pe’ vedè il volo dell’uccello.

“Non fa la recluta per te le marce militar,
perché in te cerca di ritrovar l’amore che sotto le armi non ha.
E l’accogli così, fra le tue braccia ancor
e te lo senti l’ellero e sei felice tu,
regina dell’amor, Batina.”

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Ma te lo sai quanti ne ho visti passà? A qualcuno un gl’eran spuntati nemmeno i peli. Si mettean tutti in fila, qualcuno rideva e si tiravan i pintoni, tu vedessi contenti! Poi uno faceva il palo e a quell’altro ci pensavo io, sempre che un ci fosse la ritirata… Sai, questi cittarelli. Io svolgevo un servizio eh! Uno vero, mica come quelli di ora, io svolgevo un servizio per tutta la comunità… il Servizio di libidine cittadina! Sì, perché se un ci s’appiglia all’amore un si va da punte parti e io ne ho visti parecchi che si so rovinati sai: padri di famiglia, omini in carriera, professori… E tutte le mi’ reclute lontane da casa, che un si sa nemmeno se ci so mai tornate, pori cristiani. Insomma, tutti a criticà la pora Batina, ma un saltino ce l’hanno fatto tutti, prima o poi! Ora mi c’hanno messo anche una targa, lì, sotto il mì ponte, per ricordà a tutti quanto so stata eroica a distribuì l’amore a chi un ce l’aveva… A quei prezzi qualcuna un ti faceva vedè nemmeno la caviglia! E io so proprio fiera, m’importa una cispa di tutti i perbenisti che chiaccherano… Tanto ci siete passati anche voi, dalla Batina!

“Al mondo non c’è vegliarda al par di te. “

Ancora!? Vegliarda sarà la tu’ mamma, gazzilloro!

 

(Grazie a Giuliano Ghiselli per avermi personalmente cantato la canzone delle Feriae Matricularum, “Batina”)

Arianna Falchi