Arte, sport, cultura: il percorso-vita di Poggibonsi

La scorsa settimana è stato inaugurato il secondo lotto dell’Archeodromo di Poggio Imperiale, progetto promosso da Fondazione musei senesi e realizzato in collaborazione con il Comune di Poggibonsi, Università di Siena e Arcus Spa. Ne abbiamo parlato con l’assessore alle politiche culturali e allo sport Nicola Berti, al quale abbiamo chiesto di parlarci anche delle nuove iniziative culturali e sportive che vedono protagonista la città di Poggibonsi.

 

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L’Archeodromo ha fatto il giro dei media internazionali ma vogliamo ricordare di cosa si tratta? 

“L’Archeodromo è il primo museo italiano open-air. E’ la ricostruzione in scala reale del villaggio del IX-X secolo scavato all’interno della Fortezza dagli archeologi dell’Ateneo senese. Nell’ottobre 2014 è stata aperta al pubblico una prima porzione del villaggio: secondo criteri strettamente filologici, è stata realizzata la grande abitazione del “dominus” e i suoi annessi, una capanna tipo longhouse di circa 140 metri quadri con il letto rialzato, un largo orto e un granaio, una forgia e un’articolata area artigianale. Oggi, come una vera e propria città, l’Archeodromo si arricchisce e si ingrandisce”.

Qual è il ruolo degli archeologi all’interno del villaggio?

“Gli archeologi hanno ricostruito in modo scientifico la storia del luogo, fanno rivivere i mestieri di un tempo tramite degli “spettacoli” di storytelling e fanno da guida all’interno del villaggio ricoprendo dei veri e propri ruoli: riproducono oggetti, raccontano favole ai bambini, si allenano nel combattimento… Lo scopo è proprio quello di rendere fruibile a chiunque la conoscenza del nostro passato. Gli archeologi hanno il compito di far rivivere le rovine, che in un comune museo sono invece statiche e possono essere solo guardate, l’Archeodromo permette che vengano proprio vissute”.

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A proposito di sport: è di questi giorni l’avvio del “percorso vita”. Di cosa si tratta?

“Il percorso vita è stato realizzato dalla palestra Equinox, che con il progetto ‘benessere all’aperto’ ha festeggiato il decennale della propria attività. Il progetto prevede l’arricchimento della stradina verde, alla quale i poggibonsesi sono molto affezionati: sarà infatti interessata dall’installazione di attrezzi ginnici a disposizione di tutti per allenarsi e fare esercizio all’aria aperta. Le postazioni saranno otto e l’itinerario sarà accompagnato da cartelli esplicativi”.

Poggibonsi all’avanguardia per quanto riguarda l’arte contemporanea e la street-art. Sono previste nuove attività culturali  di questo tipo? Come ha reagito la comunità nel 2015?

Per l’anno 2016 c’è sicuramente l’intenzione di ripetere il progetto DOTS “Down on the street”, che l’anno scorso ha avuto molto successo e ha visto protagonisti writers di fama internazionale come Zed1, Hyuro e Mr.THOMS. Sono stati impegnati a realizzare tre opere sui muri in giro per la città, con l’obiettivo di riscoprire le aree urbane e soprattutto rivalutare gli spazi. Vogliamo sottolineare che la street-art può essere una vera e propria forma d’arte, che spesso viene vista ai limiti della legalità ma può rappresentare un deterrente al degrado urbano e far nascere delle opere artistiche fruibili a chiunque. La comunità è stata entusiasta e i graffiti sono stati rispettati. Oggi si possono ammirare quelli della stazione, della biblioteca e dell’ex tribunale, edificio che oggi ospita gli uffici comunali. Potrebbe essere vista come una contraddizione, ma è il mito che si vuole sfatare, se si pensa che questi enti rappresentano proprio la legalità!

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Anche la stagione teatrale è molto ricca. Quali saranno i prossimi eventi? 

Le novità riguardano soprattutto i bambini con il ritorno del Teatro a Merenda, la rassegna ideata dall’associazione culturale Timbre. Saranno presentati tre spettacoli di grande eccellenza: il primo appuntamento sarà “L’Omino della Pioggia”. A febbraio avremo “Hanà e Momò”, uno spettacolo interattivo in cui due attrici sono sedute all’esterno di un grande cerchio fatto di sabbia e inventano storie con materiali poverissimi. A chiudere “Un anatroccolo in cucina”, liberamente ispirato alla fiaba di Andersen e rievoca l’ atmosfera del cinema muto.

 

Tilde Randazzo