A Monteriggioni il docu-film su Piero Vivarelli, uno dei maestri di Quentin Tarantino

Licenziato il primo appuntamento del cartellone autunnale di Monteriggioni, con un sold out entusiasmante, è in preparazione l’evento del 30 ottobre, non meno interessante. Si terrà ancora nella Sala Ildebrando di Abbadia a Isola, alle ore 17,30.

Si cambierà argomento, ma non il registro scelto come base, cioè la narrazione.
Infatti viene proposta la proiezione di una pellicola molto particolare, una sorta di docu-film dedicato a un grande protagonista del cinema italiano, molto legato al senese e al territorio monteriggionese. Si tratta di “Life as a B-movie: Piero Vivarelli”, già presentato alla 76° edizione della Mostra del cinema di Venezia. Un film, come è stato definito, prezioso, corsaro e anomalo; una vera e propria testimonianza dell’industria cinematografica e del mondo a essa legato dagli anni ’60 in poi. Ma non solo questo, perché il filo conduttore è la storia di un uomo, appunto Piero Vivarelli, che ha contribuito, a buon titolo, alla storia del cinema italiano.

Scritto e diretto da Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli, prodotto da Marcantonio Borghese, Taku Komaia, Tea time film, Wildside e da Istituto Luce Cinecittà che fornisce anche i preziosi materiali d’archivio, il film è un viaggio, o meglio tanti viaggi, all’interno di una vita poliedrica e avventurosa, caratterizzata da tanto talento, anche sregolato, che Quentin Tarantino nel 2004 ha annoverato Piero Vivarelli tra i suoi maestri anche per uno dei suoi più famosi script: quello di Django.

Ma l’opera tumultuosa di Vivarelli, “Un anticonformista pazzesco” come viene definito nel film, si divide anche tra musica, giornalismo e culture giovanili.
Fu consulente musicale di Ezio Radaelli, già organizzatore del concorso Miss Italia, capo ufficio stampa della casa di produzione cinematografica Ponti-De Laurentis, poi tra gli organizzatori del Festival di Sanremo e ideatore del “mitico” Cantagiro.
Scrisse i testi di canzoni di successo per Adriano Celentano (da Ventiquattromila baci a Il tuo bacio è come un rock ), sceneggiò i famosi “musicarelli” di Luigi Fulci, lavorando con Mina, Chet Baker e ancora Celentano ma dirigendo anche Totò e Rita Pavone.
Oltre Django il suo film più esplosivo fu forse Il dio serpente del 1970 interpretato da Nadia Cassini e Beryl Cunningham, con la colonna sonora di Augusto Martelli che sbancò nelle classifiche delle vendite.
Caleidoscopico, come recita la pubblicità della pellicola, Vivarelli ebbe una biografia avventurosa e fuori dalle righe, dalla militanza giovanile nella X Mas all’adesione al PCI sino all’amicizia di Raul e Fidel Castro: a Cuba dedicherà il suo ultimo film, La rumbera, del 1998. Un anticonformista, talento quasi dissacratore, che condivise con Sergio Corbucci e Lucio Fulci il “marciapiede sinistro di via Veneto”, nella parte opposta a quello degli intellettuali cioè delle prostitute.
Nel film, imperdibile, compaiono così tanti personaggi, da Quentin Tarantino a Pupi Avati, da Emir Kusturica a Franco Nero. Tra essi c’è anche il figlio di Oliviero Vivarelli, che sarà presente in sala insieme al regista, che ha dichiarato “Questo loro progetto è durato un bel po’ di anni … Hanno parlato veramente con tutti e sono andati in ogni parte del mondo per trovare piccole ‘chicche’ su mio padre, alcune non le conosco neppure io”.
La prenotazione è obbligatoria attraverso il numero telefonico 0577 304834 o scrivendo a [email protected]