Il senso dell’Orto de’ Pecci per Siena

L’Orto de’ Pecci non è un semplice angolo di verde dentro il cuore antico della città. E nemmeno un ristorante o un parco giochi o una fattoria didattica. Si tratta di un progetto più ampio che nasce dalla cooperativa La Proposta. Maura Martellucci, lei è nel cda della cooperativa: qual è la storia, quale il senso del progetto?

“La cooperativa La Proposta nasce nel 1983, a seguito della legge Basaglia con cui viene decretata la chiusura degli ospedali psichiatrici. Molte persone che lavoravano all’interno dell’ospedale, infermieri e medici in particolare, si posero il problema di che fine avrebbero fatto i pazienti. Tra questi medici era presente Andrea Friscelli – psichiatra co-fondatore della cooperativa e presidente della Proposta per quasi 30 anni- che fondarono così le cosidette cooperative di lavoro. All’inizio questa era legata all’Usl, e si cominciò a integrare pazienti sì con problemi psichici, ma che comunque erano in grado di lavorare. L’Orto de Pecci è sempre stato utilizzato, all’interno dell’ospedale psichiatrico, fin dall’800, come luogo in cui veniva applicata l’ergoterapia, cioè la terapia del lavoro. L’intera valle era coltivata a frutta e verdura che serviva a sfamare tutti gli ospiti dell’ospedale, mentre i piccoli edifici intorno erano gli alloggi degli infermieri che vi abitavano con le famiglie. Una volta chiuso l’ospedale e vista questa vocazione del luogo, La Proposta ha continuato a far lavorare malati psichici nell’orto. La cooperativa nel corso degli anni si è evoluta e si è resa indipendente e aperta anche ad altre persone con diverse disabilità, e fisiche e a persone che provengono dal carcere, tossicodipendenza e alcolismo.

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Di cosa si occupano in particolare “i nuovi pazienti”?

Di tutto. Siamo una trentina di persone, il 50 per cento delle quali con svantaggio inserite in tutti i campi di lavoro, dalla ristorazione al giardinaggio, raccolta differenziata, orto biologico: ovviamente secondo le capacità di ognuno. Alcuni hanno un contratto a tempo indeterminato. In realtà esistevano – la Regione Toscana purtroppo non ha riconfermato i fondi per il 2016- delle altre forme di contratto come “il tirocinio svantaggiato”, per persone con particolari svantaggi e certi requisiti che venivano collocate presso le aziende. Così avevano modo di inserirsi nel mondo del lavoro imparando un mestiere e, direi, proprio nella vita, venendo a contatto con altre persone. Poi ci occupiamo di altre tipologie di “inserimenti” tramite i servizi sociali, la Asl…si tratta in questo caso di tipologie di disagio forte, persone con gravi problemi alle spalle che stanno cercando di cominciare una vita diversa, che escono, ad esempio, da case di recupero per tossicodipendenti. Quindi per riassumere, abbiamo dipendenti, tirocini e inserimenti lavorativi veri e propri.

Il ristorante fa quindi uso esclusivo dei prodotti dell’orto? 

Il ristorante è appunto un ristorante stagionale: adesso infatti non trovereste i pomodori! Tutto il resto che impieghiamo è a chilometro zero, prodotti del territorio senese.

Qui  esiste un orto urbano medievale, vuole spiegarci cos’è?

Questo orto botanico medievale è stato ricostruito molto tempo fa, in collaborazione con il comune di Siena quando era assessore del Turismo Donatella Cinelli Colombini. Siena all’epoca era caratterizzata dagli orti urbani, laici e soprattutto religiosi (ne esisteva uno anche all’interno del Santa Maria della Scala e tra poco sarà ricostruito grazie ad un accordo con la Contrada dell’Aquila). Si tratta di un orto dove si coltivavano varie tipologie di erbe e verdure e il nostro è uno dei più classici; è diviso in quattro quadranti: piante tintorie , piante orticole, piante aromatiche e piante officinali che servivano proprio per curare. Al centro c’era il fico – l’albero della vita- che noi abbiamo ripiantato. Ci serve per applicare attività didattiche ad esempio con i bambini, con le scuole: i bambini attraverso il guado o le foglie di noce o il mallo, estraggono le essenze e tingono le stoffe come faceva nel medioevo.

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Dal punto di vista economico, come vi sostenete?

Questo è l’argomento più difficile. Come cooperativa sociale noi siamo strettamente legati insieme a tutti i nostri dipendenti, dal contratto collettivo delle cooperative sociali nazionali, che noi rispettiamo alla lettera anche nei bandi di gara. E’ un periodo in cui tutti i bandi di gara sono a ribasso, purtroppo con il range di stipendi che abbiamo noi, per quanto piccoli, non riusciamo a accedere ai bandi. Fino a 10 anni fa molta parte dei nostri appalti erano pubblici – Comune, Università per stranieri, Dsu… – che ci davano un grosso aiuto, perché avevamo una serie di posti di lavoro in più in cui inserire persone con disagio. Adesso noi ci dobbiamo sostenere solo con le nostre forze. Ci sosteniamo quindi con il lavoro del ristorante, del parco, del turismo, della fattoria didattica. Chi viene a mangiare da noi non solo trova buona cucina senese e verdure biologiche, ma chi spende qui spende per il sociale. Trattandosi infatti una onlus, impieghiamo tutto quello che incassiamo nel dare lavoro a persone svantaggiate: questa è la nostra missione. La nostra attività di giardinaggio poi si rivolge a privati e un altro servizio che facciamo per conto terzi -per il consorzio Archè-  è una parte della raccolta differenziata e raccolta rifiuti ingombranti, o in estate, lo spazzamento di Piazza del Campo. Facciamo un grosso sforzo e, per noi, il rischio di questa crisi è doppio: se per chiunque sarebbe un problema restare senza lavoro, immaginiamo quanto può essere difficile rimettersi in gioco, cercare lavoro, per una persona che ha alle spalle storie tragiche, o handicap fisici o un vissuto che non tutti i datori di lavoro accetterebbero. Ci tengo a dire che andiamo avanti con le nostre forze, ma non è facile, soprattutto perchè sentiamo sulle spalle la responsabilità delle persone che lavorano con noi.

Poi c’è il binomio arte- orto de’ Pecci…

In questo momento abbiamo un’installazione che si chiama Open Mind, di Justin Peyser, un artista americano che ha deciso di lasciarla qui per diversi mesi. Noi accogliamo volentieri nel parco tutti gli artisti che vogliono usufruire dei nostri spazi… magari l’Orto divenisse un posto di arte! C’è stata per lungo tempo anche la Scala di Meireles. A dicembre verranno gli Artisti Estrosi a fare una mostra qui da noi, mentre nei mesi estivi con Francesco Burroni facciamo tutta una serie di rassegne proponendo arte canto musica…  hanno esposto qui da noi tutti i principali artisti di Siena e di questo siamo molto fieri. Chiaramente il problema per le attività come la nostra si presenta in inverno, e per questo dobbiamo inventarci iniziative di vario genere.

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Tra gli animali, il posto d’onore spetta alla presenza ‘storica’ dell’asino. C’è ancora? 

Pippo c’è ancora, ha ormai dieci anni ed è la mascotte dell’Orto!

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Dato che siamo a dicembre, l’Orto propone anche serate per le cene degli auguri?

“Certo, mettiamo a disposizione per le festività natalizie le sale affrescate, il camino e il gazebo rinnovato e riscaldato per i gruppi più numerosi”.

Per chi fosse interessato a sentire il resto della storia raccontato direttamente dai protagonisti, può prenotare una bella serata e godersi un’atmosfera natalizia in aperta campagna pur nel cuore della città. Intanto noi vi diciamo i menù, per le prenotazioni in caso pensateci da soli!

Riportiamo qui di seguito i vari menù proposti:

Menù 1: Ciaccini aromatizzati e assaggi della nostra pizza, Risotto spinaci e gorgonzola, Bocconcini di pollo al limone con patate agli aromi, Mousse ricotta e caffè, Acqua, vino e caffè (20€ );

Menù 2: Crostini misti, Vellutata di zucca gialla, Pici cacio e pepe, Stracotto al Chianti con ceci all’olio, Crostata all’arancia, Acqua, vino e caffè (23€);

Menù 3: Antipastone dell’Orto, Tagliatelle al ragù, Risotto alla zucca gialla, Tagliata al radicchio rosso con patate agli aromi, Torta ricciolina, Acqua, vino e caffè (25€)

La Pizza all’Orto de’ Pecci si trova il venerdì sera, mentre il sabato e la domenica sia a pranzo che a cena. Dal martedì al venerdì a pranzo è possibile prenotare i due menù Pizzata per gruppi formati da almeno 10 persone.

Pizzata: Antipastone dell’Orto, Pizze e ciaccini (si servono varie pizze e ciaccini a spicchi e a volontà a fantasia del pizzaiolo), Ciaccino alla nutella, Bibite, acqua e caffè (15€)

Pizzata semplice: Pizze e ciaccini (si servono varie pizze e ciaccini a spicchi e a volontà a fantasia del pizzaiolo), Ciaccino alla nutella, Bibite, acqua e caffè (10€)


L’Orto dispone di ampio parcheggio gratuito con ingresso libero dall’ex ospedale psichiatrico di San Niccolò

Per informazioni e prenotazioni [email protected], 0577 222201 e 3289683976.

Tilde Randazzo

Foto di Francesco Laezza