I numeri utili per vincere le elezioni a Siena




Ecco i numeri che saranno utili per vincere le elezioni a Siena.

4 – Lo scenario è al momento improbabile, ma non più impossibile. Anzi. Una scheda elettorale per le elezioni comunali del 2018 con tante liste diverse, ma soltanto 4 candidati sindaco, in rappresentanza di Centrosinistra, Movimento 5 Stelle, Unione Popolare Senese e Centrodestra. Ovvero uno scontro politico fra corazzate che hanno deciso di raccogliere le forze prima del voto e provare così ad avere una maggioranza ampia (anche se non necessariamente solida) per governare.

7 – E’ lo scenario al momento più probabile, ma di cui si comincia a percepire la debolezza ed il rischio molto alto di governabilità. 7 candidati sindaco, in rappresentanza di Partito Democratico, un’altra lista di centrosinistra con Marzucchi, Mancuso e Nero su Bianco, Movimento 5 Stelle, Unione Popolare Senese, lista per Pierluigi Piccini, lista per Marco Falorni e Andrea Corsi, Centrodestra. E’ lo stesso giochino del 2013: contiamoci al primo turno, garantiamoci intanto il posto di consigliere comunale come candidato sindaco e poi vediamo se e come allearci al secondo turno, sulla base dei voti effettivamente ottenuti e non di quelli vantati sulla carta.

15 – Se tutti i leader (o sedicenti tali) della politica senese non resisteranno ad avere una propria lista, va messa in conto una scheda elettorale in formato tovaglia, con almeno 15 liste, la maggior parte delle quali impossibili da distinguere se non al ristretto circolo delle persone che si occupano di politica. Dunque tutto si deciderà con il nome del leader in testa alla lista dei candidati.

4500 – Chi pensa che a Siena ci sia una “prateria” di cittadini non votanti da riportare alle urne e conquistare così la vittoria, soffre di un’illusione ottica. Perché in realtà alle elezioni comunali – grazie al trascinamento del voto di preferenza, vota il 65-70% e portare l’affluenza oltre l’80% è pura utopia. Dunque l’area di chi si astiene “controvoglia” è di circa il 10% dei votanti – non di più – ovvero qualcosa meno di 4500 persone. Certo, se una lista li convincesse tutti, avrebbe la vittoria in mano, ma la realtà non è questa: la delusione, se non lo schifo verso la politica attraversa tutto lo schieramento e tutti ne subiscono i danni. Per cui, per quanto bravo e geniale, un candidato sindaco ne può recuperare 1000-1500 e non di più. Importanti, forse decisivi, ma la “regola aurea” è sempre la stessa: vinci le elezioni quando riesci a portare a votare tutti i tuoi.

6809 – Furono i voti che consentirono ad Eugenio Neri di andare al ballottaggio contro Bruno Valentini. Non sono pochi. Nello scenario con 4 candidati non basterebbero assolutamente ad arrivare secondi (considero inevitabile che il Pd sarà il più votato al primo turno). Nello scenario con 7 candidati, invece, ne potrebbero forse bastare qualcosa di meno. Ma suggerisco ai candidati che vogliono davvero provare a vincere – e non solo fare testimonianza o garantirsi la poltroncina di consigliere – di puntare ad almeno 8000 voti, altrimenti la rimonta al secondo turno diventerebbe troppo difficile.

Roberto Guiggiani




  • Maurizio Montigiani

    Mah… le liste possono essere anche trenta, tanto al ballottaggio contro quello del PD ci va “il candidato” (non la lista) che prende più voti al primo turno, che anche se prevalesse con solo il 5,01% (e gli altri tutti di meno) entrerebbe in Consiglio. Serve poter e sapere attrarre voti al secondo turno, quindi non fare troppe esclusioni e gli schizzinosi al primo, sennò stavolta invece che novecento voti diventano decisivi novanta, a non averli.