Cinque dita più uno, il sesto: a Siena la protesi per le mani




Secondo i dati provenienti dall’Istituto Superiore di Sanità, circa 200 mila persone ogni anno in Italia vengono colpite da ictus. Ma c’è un nuovo dispositivo che può venire in aiuto dei pazienti. Si tratta del Robotic sixth finger – una protesi realizzata dai ricercatori del Dipartimento di Robotica dell’Università degli Studi di Siena, guidati dal professor Domenico Prattichizzo, in collaborazione con l’Istituto italiano di Tecnologia di Genova – che permetterà a coloro che hanno riportato la paralisi di uno degli arti superiori in seguito ad un trauma ischemico-emorragico di riacquistare buona parte della funzionalità motoria. Recentemente, infatti, è stato depositato il brevetto presso il Ministero dello Sviluppo economico.

Il professor Domenico Prattichizzo, ricercatore presso il Dipartimento di Robotica dell’Università di Siena, durante una dimostrazione

Non è raro, sfortunamente, che coloro che vengono colpiti da ictus riportino problematiche quali difficoltà di pensiero e/o paralisi degli arti. La protesi viene fissata all’avambraccio della mano compromessa con l’ausilio di una fascia elastica e consiste in un vero e proprio “sesto dito” che permette di eseguire i più svariati tipi di azione, agendo come una sorta di pinza la cui altra estremità è rappresentata proprio dal braccio paretico stesso. In questo modo diventa di nuovo possibile per il paziente afferrare senza incertezze gli oggetti dalle forme più disparate (una bottiglia d’acqua, una scatola, una pallina da tennis, etc.) grazie alla capacità di adattamento e alla modulabilità del dispositivo, fino al compimento di azioni complesse come l’utilizzo di un trapano e di un martello per piccoli lavori di manutenzione.

Il Robotic sixth finger viene controllato grazie ad un anello che si indossa sull’indice della mano sana, che ne controlla i movimenti. Il dispositivo sfrutta inoltre la recente tecnica di stampa 3D, attraverso la quale vengono prodotte alcune parti meccaniche della protesi.

L’innovativo dispositivo, come spiega Prattichizzo, può inoltre rappresentare un incentivo nel percorso riabilitativo: “I soggetti colpiti da ictus che provano ad utilizzare l’arto non più funzionale sono frustrati nei loro tentativi di recupero dall’estrema lentezza del percorso riabilitativo. A lungo andare, il fenomeno contribuisce negativamente al processo di recupero funzionale dell’arto. Il sesto dito può essere visto anche come strumento motivazionale”.

admin-ajax

Un’immagine che mostra le numerose attività quotidiane nelle quali il Robotic sixth finger può offrire un decisivo aiuto al paziente

La speciale protesi è stata utilizzata per la riabilitazione dei pazienti del Policlinico Le Scotte di Siena e i risultati ottenuti sono stati decisamente positivi. Durante il periodo di sperimentazione il progetto è stato finanziato dall’Europa con 8 milioni di euro, rendendo possibile la produzione di dieci prototipi di sixth finger. “I test eseguiti con soggetti colpiti da ictus in stato cronico hanno dimostrato che il paziente riesce a compiere diverse operazioni senza aver bisogno di supporto da parte del personale tecnico. Grazie alla portabilità dell’intero sistema, il dispositivo risulta semplice da indossare e da controllare anche in attività quotidiane”, spiega il professor Domenico Prattichizzo, docente di Robotica all’Università degli Studi di Siena.

Il team di ricercatori – composto, oltre che da Prattichizzo, da Giovanni Spagnoletti, Irfan Hussain, Claudio Pacchierotti e Gionata Salvietti – si è così aggiudicato il premio Best Demonstration Award of the 2016 nell’ambito della conferenza internazionale IEEE Haptics Symposium on human and interactive communication 2016 di Philadelphia, negli Stati Uniti, grazie alla realizzazione dell’innovativa protesi.

Ma Prattichizzo, alla guida del team che ha sviluppato il progetto del “sesto dito”, si dedica da alcuni anni anche ad iniziative rivolte ai più piccoli. Alla fine di aprile si sono concluse le attività della terza edizione del progetto di robotica educativa La mano robottosa, promosso dal SirsLab del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione e Scienze matematiche dell’Università di Siena, che ha coinvolto i bambini della scuola dell’infanzia di Marciano, a Siena. Gli incontri, suddivisi in tre giornate, sono stati dedicati all’avvicinamento dei piccoli alunni alla tecnologia robotica, e loro stessi hanno realizzato – con l’aiuto delle maestre – delle protesi di cartone per la mano. “I bambini si sono dimostrati incuriositi e particolarmente attratti dall’anatomia e dal funzionamento della mano, e si sono divertiti a realizzare i loro prototipi”, racconta il professor Prattichizzo, che è stato presente a tutti e tre le giornate e ha curato l’organizzazione dell’evento. “È stata una bella esperienza che mi ha arricchito sia sul piano umano che su quello professionale. È stato un vero piacere lavorare in modo empatico con le maestre e il dirigente scolastico, tutti molto disponibili”.

Giulio Mecattini