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A tavola con poesia e vino al Gallo NeroA tavola con poesia e vino al Gallo Nero. Dopo il successo dei precedenti incontri, giovedì 25 giugno alle 20.30, torna l’appuntamento dedicato alla follia nel cibo. Nel ristorante di Via del Porrione 65/67(tel. 0577284346) la serata si svolgerà alla presenza dello psichiatra Riccardo Zerbetto e di Maurizio Tuliani, storico dell'alimentazione, e non sarà una “lezione” ma una cena in forma di antico simposio (letteralmente il rito del “bere insieme”), con menù a base di vino.
Si comincia con un antipasto di carpaccio di cetrioli basilico e cipollotto con tartara di chianina e aria al Nobile di Montepulciano. Si proseguirà con una zuppa di pomodoro con sedano croccante e gnocchi di ricotta alle zucchine con zafferano e asparagi, girello di chianina con riduzione di Chianti e verdure di stagione al forno speziate. Si conclude con una deliziosa torta al melone con crema al vermentino. Il tutto accompagnato dalla Vernaccia di San Gimignano e dal Chianti Amor di Vino D.O.C.G 2007(prezzo fisso, vini inclusi, 25 euro).Un gruppo di allievi del professor Zerbetto leggerà citazioni, durante le portate, di classici greci e romani legati al mito dionisiaco. La serata del Gallo Nero sarà una piacevole esperienza e un’occasione di arricchimento culturale.
Il simposio ha in origine una connotazione squisitamente rituale; è una celebrazione in onore di Dioniso che coincide con il vino. Con atteggiamento che richiama il rito eucaristico, bere vino sta per accogliere il dio dentro di noi perché ci possegga, perché possa operare il suo potere risanatore, di divinazione, di sollievo dalla sofferenza del vivere, di elicitazione poetica. Non a caso il simposiaste, colui che stabilisce le quantità della bevanda da mescere ai commensali nonché le sostanze (erbe aromatiche e forse anche inebrianti di vario tipo) con cui correggerlo (che gli conferivano la dizione di “fiorito”), svolgeva un’autentica funzione sacerdotale. È un dato che sembra non avere eccezioni: non c’è cultura arcaica che non contempli una forma centrale – e non marginale – di uso cerimoniale di sostanze. Neppure la cultura greca, che pure risplende di solare lucidità del pensiero - sfugge a questa constatazione se approfondiamo i temi collegati alla tradizione dionisiaca e probabilmente anche eleusina dei misteri o valorizziamo i numerosi reperti iconografici o letterari che ci rimandano all’uso del papavero, dei funghi e, stando ad un’ipotesi di Wesson Ruck e Hoffmann, della claviceps purpurea in occasione dei misteri di Eleusi. Era Orthos l’epiteto con il quale Dioniso veniva invocato nella tradizione simposiale greca “colui che sta in piedi sulle proprie gambe”. A differenza del “barbaro” o dell’uomo zotico che non ha sviluppato la virtù per eccellenza, quella della misura (metron ariston), si tratta di godere dei benefici offerti dal dio-sostanza senza eccedere cadendo nei suoi affetti dannosi. Esperienza divina, quindi, proprio perché capace di farci uscire dalla abituale condizione umana.
>>08/05/2009 11.09.00(SIENA)
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