Toscana, arrivano le “reti cliniche” contro ictus, infarto e grandi traumi





Dopo un periodo di sperimentazione che ha coinvolto l’Asl Toscana centro e l’Aou di Careggi, tutti gli ospedali della Toscana entrano a far parte delle “reti cliniche” contro ictus, infarto e grandi traumi: “Un modello innovativo che riduce i costi ed evita la duplicazione degli interventi”, dice l’assessore alla Sanità Stefania Saccardi

Ogni anno, in Toscana, circa 10 mila persone vengono colpite da ictus, e il tempo è un fattore determinante per la riuscita dell’intervento da parte dei sanitari e il pieno recupero del paziente. Nei mesi scorsi, nel tentativo di far fronte a questa esigenza, la Regione Toscana ha messo al lavoro un team di professionisti che a novembre ha portato all’istituzione di una “rete clinica” per l’ictus. Ad inizio anno, dopo oltre un mese di prova giudicato positivamente, la Giunta regionale ha esteso quest’ultima a tutte le Asl della Toscana, ed ha istituito altre due reti, rispettivamente per l’infarto e i grandi traumi. Le tre nuove “reti tempo-dipendenti” sono state fortemente volute dall’assessore alla Sanità Stefania Saccardi, che ha definito la loro introduzione “un grande passo avanti”.

Stefania Saccardi, 56 anni, assessore alla Sanità della Regione Toscana

Per quanto riguarda l’ictus ischemico, la “rete clinica” prevede due diverse procedure: una terapia endovenosa fibrinolitica (volta cioè a rimuovere i coaguli di sangue responsabili dell’ischemia, ndr), da somministrare non oltre le quattro ore e mezzo dall’insorgere dei primi sintomi; e un intervento endovascolare cerebrale, effettuato solo in alcuni casi particolari, e che può essere eseguito al massimo entro le sei ore successive. Il paziente riceve quindi una terapia per flebo presso l’ospedale presso il quale viene eseguita la diagnosi, per poi essere trasferito in una struttura specializzata qualora dovesse rendersi necessario l’intervento. In casi di pazienti colpiti da infarto o vittime di grandi traumi cambiano le cure, ma non il principio: gli utenti del servizio sanitario riceveranno assistenza nella struttura più adatta alle esigenze del caso, nell’ambito di quella che sarà una vera e propria “rete fra professionisti e fra ospedali”.

Questo sistema – sperimentato negli ospedali della Asl Toscana centro (che dal 1 gennaio 2016 comprende le ex Asl 3 di Pistoia, 4 di Prato, 10 di Firenze, 11 di Empoli) e presso l’Azienda ospedaliera universitaria di Careggi – secondo i membri della Giunta regionale garantirà maggiore equità, dato che attraverso le “reti cliniche” i cittadini potranno accedere più agevolmente a cure che, per i loro costi tecnologici ed infrastrutturali, spesso non sono disponibili in tutti i presidi locali. “L’organizzazione delle ‘reti cliniche’ – precisa l’assessore alla Sanità Stefania Saccardi – nasce in un contesto di offerta sanitaria attenta a ridurre la duplicazione degli interventi, concentrare le competenze e ridurre i costi di gestione. La scelta della Toscana è quella di promuovere modelli innovativi di reti cliniche, e abbiamo voluto farlo per quelle patologie tempo dipendenti, per le quali il fattore tempo è determinante”.

Se quello delle “reti cliniche” è un fenomeno che si è affacciato per la prima volta in Italia soltanto all’inizio del 2000 – mentre in Inghilterra e in alcuni Paesi anglosassoni come il Canada sono ampiamente diffuse da diversi anni – allo stesso tempo è anche in rapida crescita. Infatti, secondo uno studio realizzato dall’Osservatorio FIASO in collaborazione con la School of management della Bocconi di Milano – dal titolo “Ruolo delle Aziende sanitarie nelle reti cliniche in Italia” – il numero delle “reti cliniche” è passato da circa 50 nel 2008 a 245 nel 2013, anche se soltanto 87 di esse effettivamente funzionanti. Un modello di offerta sanitaria, quindi, che sta iniziando ad avere una certa diffusione anche nel nostro Paese. In tempi difficili per gli enti regionali, nei quali è sempre più difficile reperire risorse adeguate per assicurare un servizio sanitario di qualità, un numero via via maggiore di aziende sanitarie, da nord a sud, sceglie la strada delle reti cliniche. Toscana compresa.

Giulio Mecattini