Massimo Biliorsi, Guida magica di Siena

Massimo Biliorsi, Guida magica di Siena, Siena, Il Leccio, 2008

foto di Francesco Laezza

C’è una Siena in ombra e c’è una Siena in luce. E poi c’è una Siena che esibisce rughe d’ombra dentro pieni di luce. Analogamente – nessuno lo ha detto meglio di Ernesto Sabato – esiste una scrittura notturna ed esiste una scrittura diurna. E a volte la prima, insinuandosi nella seconda, ne incrina grazia, ordine, nitore. Quando poi succede che lo spazio (Siena) e l’invenzione letteraria (la scrittura) si uniscono – romanzo, racconto, poema –, ecco che la barriera che divide il reale dal meraviglioso, l’ordinario dal fantastico, si fa sottilissima, quasi impercettibile, con la conseguenza che le strade, i vicoli, i palazzi della propria città acquistano una fisionomia insolita, mentre fantasmi, lupi mannari, streghe, diavoli, guaritori, ora si mescolano, ora si sostituiscono, alle presenze umane consuete e conosciute.

Pochi stati d’animo sono più piacevoli di quello suscitato da questo trovarsi al contempo un po’ dentro e un po’ fuori: dentro al nostro mondo familiare, fuori dall’immagine – riposante, ma anche a tratti monotona – che possediamo dello stesso.

E’ quanto accade con la “Guida magica di Siena” di Massimo Biliorsi, che conduce il lettore-viaggiatore alla scoperta degli angoli e, soprattutto, delle leggende e delle storie intimamente legate a quegli angoli di città, che finiscono con l’aggiungere un segreto incanto all’incanto manifesto di un incomparabile “terrarum angulus”. La bellezza di Siena non risiede nella Cattedrale più che nella pietra d’angolo lavorata dall’anonimo scalpellino; la bellezza di Siena è ovunque, è l’unione di maestoso e di piccolo, di nobile e di popolare, e Biliorsi è bravissimo a ricordarcelo.

Massimo Biliorsi, Guida magica di Siena, Siena, Il Leccio, 2008

Massimo Biliorsi, Guida magica di Siena, Siena, Il Leccio, 2008

 

a cura di Francesco Ricci