Jacopo Grisolaghi, 50 sfumature di Griso. Confessioni di un sessuologo toscano





E’ trascorso ormai più di mezzo secolo (era il 1963) da quando Pier Paolo Pasolini, al volante della sua auto, percorreva l’Italia intera per intervistare gli italiani a proposito dell’idea che avevano del sesso. L’artista bolognese tendeva il microfono ai passanti – a Modena come a Firenze, a Roma come a Catanzaro – e chiedeva loro cosa ne pensassero dell’amore, del piacere, della coppia, della prostituzione, della verginità, dell’esibizionismo.

Mentre Pasolini porgeva le domande e uomini e donne rispondevano (anche in spiaggia), la cinepresa riprendeva il tutto: nacque così il film-inchiesta “Comizi d’amore”, molto apprezzato anche da Michel Foucault. Oltre che un documento interessante di un Paese, il nostro, che nel frattempo è profondamente mutato – e nessuno meglio e prima di Pasolini riuscì a prevedere il senso e la direzione del mutamento allora incipiente –, “Comizi d’amore” ha il merito anche di ricordarci, con la forza delle sue immagini, che la sessualità, in quanto pulsione e non istinto (Freud ci aveva visto giusto), si pone al livello umano e non a livello animale: da questo punto di vista, la folla che circonda Pasolini, mentre intervista una coppia di sposi sotto un ombrellone, mi è sempre sembrata splendidamente rivelatrice e riassuntiva. “50 sfumature di Griso. Confessioni di un sessuologo toscano” di Jacopo Grisolaghi, psicologo, sessuologo, psicoterapeuta, che chi frequenta Siena News conoscerà già per la sua rubrica omonima.

A me pare un libro (romanzo e non trattato scientifico) che col film-documentario pasoliniano condivide sia il rilievo dato ai dubbi, alle opinioni, alle convinzioni della gente comune in merito al sesso, sia l’impiego di un linguaggio che dà conto dell’importanza che riveste accanto al detto, quando si parla di eros, il non detto, il taciuto, l’omesso. Quella che segue è la parte iniziale della Prefazione, nella quale la genesi e lo scopo dell’opera sono indicati con estrema chiarezza.

“‘Ti consiglio di leggere questo libro, ti servirà. Poi mi dirai che ne pensi e ne parleremo insieme.’ Così un padre consigliò al figlio tredicenne di leggere un testo, scritto proprio per adolescenti, il cui tema era la sessualità. Quel padre era mio padre e quel figlio ero io. Alla luce del percorso di studi da me fatto e della professione che sto svolgendo, non finirò mai di ringraziarlo. Quali sono le difficoltà che si può incontrare leggendo testi che parlano di sesso? Una delle difficoltà che il lettore generalmente incontra studiando la psicologia e la psicopatologia del comportamento sessuale è che il linguaggio utilizzato, in quanto scientifico, ha i suoi tecnicismi. D’altra parte, di sesso e suoi derivati parliamo un po’ tutti, specialisti o meno. Questo libro per l’appunto viene incontro a coloro che di tecnicismi non s’intendono. E’ una raccolta di racconti semplificata, a tratti irriverente e dissacrante, non semplicistica ma semplificante, sconsigliata ai puritani e a tutti coloro che si scandalizzano troppo facilmente. Nelle cinquanta sfumature del testo, che non intende assolutamente essere un manuale scientifico ma appunto un insieme di racconti romanzati, tratti direttamente dalle confessioni del protagonista, un sessuologo toscano, il sesso abbonda. Si narrano eventi immaginari, non reali, capaci al contempo di evocare emozioni realistiche. Il sesso vissuto e i dilemmi che da esso insorgono nell’uomo contemporaneo vengono affrontati nel corso della narrazione talvolta in modo malizioso, altre volte seriamente, ma in nessun caso con lo scopo di fornire indicazioni terapeutiche o trattamentali, per le quali si rimanda ai testi scientifici”.

Jacopo Grisolaghi, 50 sfumature di Griso. Confessioni di un sessuologo toscano, Siena, Betti, 2017

Jacopo Grisolaghi, 50 sfumature di Griso. Confessioni di un sessuologo toscano, Siena, Betti, 2017

 

a cura di Francesco Ricci