Andrea Friscelli, La notte che crollò la Torre




Da molti anni si dice che il genere giallo costituisce la versione moderna del romanzo sociale. Se un tempo, infatti, per comprendere l’Inghilterra della prima metà dell’Ottocento si leggeva Dickens (si pensi a “Tempi difficili”) e per comprendere la Francia Hugo (ad esempio, “I miserabili”) – più tardi Zola (un titolo tra i tanti, “Germinale”) – oggi, invece, ci si rivolge al noir. Un intreccio ricco e carico di tensione, fatti e personaggi rappresentati in stretto rapporto con l’ambiente sociale, una scrittura chiara che coniuga capacità descrittiva, narrativa, introspettiva: sono questi alcuni dei tratti caratterizzanti il romanzo giallo italiano, almeno a partire dai primi anni Settanta. Una conferma ci viene offerta anche da “La notte che crollò la Torre” di Andrea Friscelli, edito ora da Betti dopo essere uscito a puntate su Siena News.

Un furto all’interno della cooperativa sociale La Proposta, nella splendida cornice dell’Orto de’ Pecci, non costituisce solamente l’inizio di un’inchiesta finalizzata a scoprire il colpevole, ma origina anche un clima di diffidenza e di reciproco sospetto tra i componenti della cooperativa stessa, destinato a perdurare ben oltre l’epilogo della vicenda: certe ferite non si rimarginano mai. In realtà, però, l’episodio criminoso, con le sue conseguenze a livello di rapporti interpersonali, rende i protagonisti (Paolo, Mimma, Carmen) anche consapevoli di essere vissuti, sino a quel momento, “con gli occhi chiusi”, senza, cioè riuscire a vedere, o a volere vedere (per comodità, viltà, superficialità), le crepe che già erano presenti nella Proposta, specchio fedele di ogni umano consorzio. E così il racconto dei fatti si apre all’indagine del tessuto sociale di una città, Siena, il cui senso comunitario e solidaristico sono minati dal cinismo, dall’egoismo, dal malaffare. Il passo che segue, splendidamente descrittivo, è tratto dal capitolo iniziale.

“Affacciandosi al muro che delimita verso sud Piazza del Mercato si ha un’ottima prospettiva su una delle valli verdi che caratterizzano il tessuto urbanistico di Siena. Questa, che si chiama di Porta Giustizia, è forse quella che più di altre si insinua profondamente nella città murata, basti pensare che Il Campo dista solo pochi passi da quella campagna e che da lì si può ammirare un’in, solita prospettiva della Torre e del Palazzo. La vista che si ha dalla balaustra di Piazza del Mercato abbraccia, insieme al vallone verde, varie costruzioni che la contornano: sulla sinistra, in alto, l’imponente ed elegante Basilica dei Servi, poi vari edifici di quello che fu l’ospedale psichiatrico San Niccolò, più lontano la massiccia sagoma della villa “Il Pavone”, attualmente residenza per anziani. A destra, invece, la prospettiva coglie l’oratorio di San Giuseppe, una serie di edifici privati e poi la costa ripida che risale verso via di Fontanella. Nel mezzo, invece, dirigendo lo sguardo a sud, l’orizzonte diventa più ampio e coincide, nelle giornate di buona visibilità, con il profilo del monte Amiata che rimane sullo sfondo della vallata che, scoscesa all’inizio, diventa invece piana e dolce più avanti”.

Andrea Friscelli, La notte che crollò la Torre, Siena, Betti 2017

 

a cura di Francesco Ricci