E’ una mia fantasia, non è colpa mia!




Sono molte le variabili che determinano il comportamento sessuale nell’essere umano. Tra queste variabili, le fantasie possono essere considerate il sine qua non. In studio mi ritrovo spesso con pazienti che, preoccupati, per non dire angosciati, mi riferiscono di non avere fantasie sessuali. Ma siamo sicuri che si possa non avere fantasie? In questi casi può trattarsi di un problema di consapevolezza o di non abitudine a riconoscere le proprie fantasie e a verbalizzarle? Non di rado le nostre fantasie sono inibite da sovrastrutture culturali, morali e sociali nelle quali siamo nati e cresciuti, rendendo difficile, in alcuni casi, anche la loro sola individuazione. Per capirci qualcosa di più, per prima cosa, è bene distinguere la fantasia sessuale dal desiderio di tramutare la fantasia stessa in azione.

Fantasia e desiderio non sono la stessa cosa. Le fantasie sessuali sono il motorino di avviamento della nostra risposta sessuale. Attraverso queste narriamo a noi stessi, essendo tutti noi autoreferenziali, le storie che ci eccitano, alimentando e attivando il desiderio e l’intero nostro immaginario erotico. E’ proprio grazie alle fantasie sessuali che quest’ultimo ci consente di eccitarci mentalmente e in un secondo momento, fisicamente. Avere una fantasia sessuale, in altre parole, vuol dire vivere un’immagine erotica, come se ne stessimo facendo esperienza diretta, ciò determina l’aumento del desiderio, che a sua volta determina l’eccitazione e infine causa la risposta psicofisiologica. I processi sono distinti, sebbene avvengano all’interno di un continuum. Immaginare di essere prese con brutalità da uno sconosciuto è una delle più frequenti e eccitanti fantasie sessuali femminili. Capiamo bene che un discorso è l’immaginazione, un altro è la realtà; tra le donne che hanno questa fantasia, nessuna desidererebbe sperimentarlo nella realtà. Dunque, non necessariamente ciò che immaginiamo e che ci eccita, coincide con ciò che desideriamo mettere realmente in pratica: questa è la differenza tra fantasia e desiderio.

Capiamo bene che, l’incomprensione della differenza tra questi due aspetti può avere importanti ripercussioni per l’individuo: molti sensi di colpa nascono proprio da questo. Il desiderio di un individuo è costituito da ciò che egli vorrebbe realmente agire e ciò che io desidero fa spesso parte delle mie fantasie, sebbene non sia scontato il contrario, non tutte le mie fantasie, cioè le immagini erotiche che posso avere, si tramutano in desiderio. I contenuti delle fantasie erotiche, sia negli uomini che nelle donne, spaziano a 360 gradi. Le più comuni per gli uomini sono fare sesso con più partner, fare e ricevere sesso orale, essere dominanti e guardare altre persone che fanno l’amore. Le donne hanno invece fantasie sessuali caratterizzate dal fare l’amore in luoghi romantici o esotici, fare qualcosa di proibito, essere sottomesse e sentirsi irresistibili. Pensare vividamente alle proprie fantasie sessuali è considerato un importante indicatore di salute psicologica. Purtroppo, non distinguendo tra immaginazione e desiderio, capita spesso che queste immagini vengano vissute con senso di colpa e pertanto si cerchi di reprimerle. Le donne sono particolarmente brave a costruire e poi subire i sensi di colpa e spesso, erroneamente, pensano che avere fantasie erotiche su altri uomini e non sul partner significhi non essere più innamorate o sia segno di futuri problemi nella relazione.

Nulla di più sbagliato! Anzi, per la maggioranza delle coppie è vero il contrario: avere un immaginario erotico ampio e variabile consente di aggiungere pepe nella coppia e come reazione, rendersi sempre desiderabili agli occhi dell’altro. Unica avvertenza: non sempre è bene condividere con il partner le proprie fantasie. Sebbene, quando questo accade, è segno di una bella e funzionale complicità tra i due che a sua volta potrà creare comuni terreni “di gioco”, non dobbiamo dare per scontato che l’altro potrà condividere le nostre fantasie. E’ bene che ogni persona mantenga una propria free zone, tenendo alcune cose per sé, in modo tale sia da suscitare interesse nell’altro sia per vivere liberamente alcuni aspetti di se stesso. In altri termini, è bene che ognuno curi i propri giardini segreti!

Dott. Jacopo Grisolaghi
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo e Dottore di Ricerca in Psicologia