Se il capitalismo diviene monopolio




Anche ai più distratti non sarà sfuggito che oggi la maggior parte dei beni e dei servizi collettivi viene prodotta da sempre meno soggetti privati. Inutile dire, come conseguenza, che il potere di queste persone (o strutture) è diventato col tempo spropositato.


Perché tutto questo? Perché, contraddicendo i suoi dettami, la moderna società dei capitale ha prodotto una ridotta oligarchia di potere? Perché la politica (anch’essa ridotta ad oligarchia di strumenti e concetti) ha lasciato che tutto ciò avvenisse, con buona pace delle famiglie e del popolo?
Premessa è che il capitalismo si basa sull’individualismo. Il fatto che si possa esternare sotto forma di trust ( o di associazione, o di cartello) non vuol dire che non faccia prevalere la centralità del singolo, i cui interessi, spesso, non coincidono con quelli della società civile.
Oggi la società – sia essa italiana, europea o mondiale – è tendenzialmente in mano a pochi soggetti che sono grandi monopolisti. Lo Stato, impotente di fronte a questo flusso di ricchezza e di potere e, forse, succube nei valori alle loro volontà è diventato una figura obsoleta che ha perso ogni funzione regolamentatrice del mercato.
Ciò è avvenuto perché anche il capitalismo si è globalizzato. Infatti, finché rimane protetto nell’ambito delle leggi nazionali, il suo trend può anche essere modesto, ma quando si scontra con colossi mondiali su un mercato più aperto o più libero, le sue esigenze si moltiplicano, e questo va a ritorcersi contro gli interessi degli stati e dei popoli che possono solo guardare indifesi alla sua vittoria.
Rischiamo così 500 anni di libera concorrenza dopo 500 anni di monopolio perché questa, a mio avviso, sarà forse l’evoluzione del capitalismo.
Rischiamo anche di dover ridefinire completamente la natura ed il significato di alcune idee che sembravano ormai dogmi.
Concetti come “sviluppo”, “benessere”, ma anche “povertà”, “arretratezza”… oggi vanno completamente ridefiniti. Una società, p.es., può essere “povera” non tanto perché tecnologicamente arretrata rispetto agli standard occidentali, quanto piuttosto perché sottoposta a condizioni di stress finanziario dovuto a speculazioni. L’Italia, in tal senso, può essere un chiaro e lampante esempio.
Per questo l’esigenza di riportare più sociale e socialità all’interno dello Stato è divenuta una priorità per molti: e forse sarà l’unica alternativa per un buon futuro.
Viva la libertà, viva l’uguaglianza e viva il nostro Paese…
Luigi Borri