Poggibonsi, lavori in centro. Ma riaffiora l’antica città medievale





La storia ce lo riporta, ampiamente documentato: Poggibonsi (Podium Bonitii: Poggiobonizio) “bilico della provincia Toscana”, come la definiva Giovanni Villani nella sua Cronaca del 1300, ha origini antichissime.

La sua fondazione risalirebbe al 62 a.C. per opera dei soldati di Catilina ma è nell’età dei Comuni che il borgo ebbe rilievo economico e politico: nella Pieve di Santa Maria Assunta la contessa Matilde di Canossa nel 1078 e nel 1103 tenne le adunanze dei propri vassalli durante le quali emanò numerosi editti.

Un forte impulso al suo sviluppo fu favorito dall’essere situato lungo il tracciato di “fondovalle” della Via Francigena. Alle prima albe dell’anno mille, Poggiobonizio diventò una vera e propria città. Alla sua costruzione parteciparono le popolazioni dei borghi circostanti e di Siena. Poggiobonizio si schierò politicamente con il partito ghibellino e questo la portò ad essere perennemente in scontro con la guelfa Firenze che mal sopportava la presenza di questa città in continuo ascesa sia politica che economica.

La lunga storia – vale la pena sintetizzarla –  vuole il borgo costituito in libero Comune e già in quel periodo la sua ascesa fu rapidissima, grazie all’intraprendenza ed alla capacità dei propri abitanti che svilupparono il commercio con tutte le aree del Mediterraneo e Nord Europa e l’ artigianato con l’ istituzione dei Consoli delle Arti e delle Corporazioni. Nei primi anni del Duecento la città faceva parte della Lega Toscana insieme ai principali centri della regione. Nel 1260 i Poggibonizzesi parteciparono alla battaglia di Monteaperti che vide i Fiorentini sconfitti dai Senesi. Negli anni successivi, con la crisi del ghibellinismo, Firenze rinnovò le proprie mire espansionistiche su Poggiobonizio.  La città fu poi completamente distrutta e gli abitanti rimasti costretti a scendere nella parte bassa della collina, nel “borgo veteri” di Marturi. L’abitato, ribattezzato Poggibonsi si ampliò. Già nei primi anni del Trecento l’ abitato era circondato da fossati e cinto da mura difensive munite di ventisei torri nelle quali si aprivano quattro porte: Porta S. Maria, Porta del Poggiarello, Porta S. Jacopo e Porta Ad Cornetum. Le trecentesche mura di Poggibonsi hanno racchiuso l’abitato fino ai primi anni dell’800, quando la città si aprì all’espansione.

Poi sono passati la storia, i bombardamenti, le distruzioni, le ricostruzioni. Fino a ieri. Quando dalla storia si passa alla cronaca. Ai lavori in programma nel vicolo delle Chiavi, per la riqualificazione e l’innovazione urbana del centro della città.

D’accordo con la Soprintendenza, il Comune ha effettuato – prima dei lavori – i saggi di verifica del potenziale archeologico. Ed ecco riaffiorare, perfettamente conservata, una parte di quella cinta muraria del 14esimo secolo.

“Abbiamo visto subito grandi risultati nella piccola trincea aperta: in sintesi c’è il muro di cinta della Poggibonsi di XV secolo,una spalletta in laterizi e forse un pezzo di selciato all’esterno della cinta muraria. Sappiamo dalla storia che la cinta muraria passasse in quella zona, parallela a piazza del Comune ma di qui a pensare che esistessero tracce reali e residuali, le fondazioni vere e proprie della cinta muraria, beh… ci ha lasciato a bocca aperta. Sono riaffiorate anche ceramiche e altri oggetti, forse successivi, risalenti al primo Rinascimento, al periodo in cui Lorenzo il Magnifico volle realizzare qui una città ideale” commenta il sindaco, David Bussagli (nella foto, sotto).

E adesso che succede? Effettuati i rilievi del caso, grazie agli archeologi che fanno capo all’archeologo Marco Valenti, direttore del Parco Archeologico di Poggibonsi, professore dell’Università di Siena che da anni segue i lavori di Poggio Imperiale, gli scavi sono già stati coperti.

“In accordo con la Soprintendenza di Siena faremo del nostro meglio per prevedere l’approfondimento dell’indagine e la valorizzazione dei risultati. Noi siamo ancora di più impegnati sul nostro passato affinché costituisca un volano per il futuro”.

 

Pensabile un centro storico che mostri il patrimonio che rimane sotto? Magari con passaggi pedonali trasparenti, simili a vetro? Sarebbe un bel primato, in Italia almeno…

“Ci stiamo già pensando ma va trovato un sistema che sia fruibile perché non tutti i materiali sono idonei – commenta il sindaco – perché anche se trasparenti potrebbero con il tempo assorbire umidità quindi ‘appannare’ la vista dei reperti archeologici sottostanti. Probabilmente interverremo anche in altre strade vicine, vicoli, fino a piazza Berlinguer e se emergeranno ulteriori reperti allora abbiamo la volontà forte di modificare i progetti di riqualifcazione urbana in modo che la storia e la cultura siano fruibili da tutti. Inizia comunque ora una fase di riprogettazione tesa a trovare soluzioni”.

Di sicuro il giovane sindaco David Bussagli passerà alla storia per essere stato il sindaco dell’archeologia e della cultura, da Poggio Imperiale al centro storico…

“Si tratta del recupero dell’identità ed è di fondamentale importanza. Chi non conosce e non capisce da dove viene, non sa nemmeno dove andare. Poggibonsi sta registrando tante presenze e nuovi arrivi di turisti, numeri che si stanno consolidando in senso positivo. La città rimane di tradizione manifatturiera ma sta investendo sul recupero della storia e i numeri dei flussi turistici, quindi di prospettive di lavoro, sono davvero incoraggianti e interessanti. Possono accompagnare il punto di forza della città, che è quello appunto del manifatturiero”.

 

Potete poi contare sul direttore del Parco archeologico, Marco Valenti (nella foto). Un grande lavoro che prosegue anche su Poggio imperiale e sulla fortezza?

“Sì, Valenti e il suo gruppo proseguiranno con la ricostruzione del villaggio da una parte e con gli scavi dall’altra, in modo da rendere complementare il lavoro. E sono già coinvolti ovviamente anche in questa fase di ripensamento e valorizzazione del patrimonio storico che è oggi sotterraneo. Per ora abbiamo ricoperto tutto ma poi tornerà alla luce. Un po’ come rimuovere l’inconscio non rimosso”.

Katiuscia Vaselli