Non è un paese per giovani – Giovanni Veronesi




Questo titolo ci ha inevitabilmente ricordato “Non è un paese per vecchi”, anche se non potremmo mai accostare il film dei fratelli Cohen, Oscar 2008, all’ultimo di Giovanni Veronesi…Non ce ne vogliano i sostenitori della “nuova commedia all’italiana”, ma due titoli così assonanti (un Veronesi citazionista, forse…) non possono avvicinare due opere così distanti. Semplicemente superiore una, normale l’altra…
Comunque, che piaccia o meno, questa “nuova commedia all’italiana” di cui Veronesi è ancora uno dei principali esponenti, andrebbe tenuta sott’occhio.


L’idea di questo film nasce dall’esperienza stessa del regista a Radio 2 con l’omonima trasmissione che mette in contatto i nuovi migranti italiani “fuggiti” all’estero. E con le loro, le fughe della giovinezza, della bellezza, dell’amore e soprattutto del futuro …
Una cosa bella c’è subito: dalla locandina del film – chi è stato a Cuba, riconosce all’istante le macchine nordamericane pre-rivoluzione, i colori vivi e arcobaleno di case vecchie e sporche e le gradazioni cristalline delle strade blu de L’Havana Veja – arriva la voglia di riprendersi immediatamente quell’isola così lontana e riandare a trovare quel “vecchio” a Cuba dimorante, i suoi gatti, il suo mare…


La prima cosa che si nota, però, appena ci si rapporta con un prodotto come questo è la stranezza nel voler rappresentare a tutti i costi la generazione dei ventenni da parte di un regista post-cinquantenne….ma ciò è forse coerente con i lavori di Veronesi: portare sullo schermo una delle piaghe maggiori del nostro paese e analizzarne “leggermente” il contesto sociale, senza approfondirne sufficientemente né le dinamiche né i rapporti interpersonali.
Senza muovere un passo dalla pigrizia già notata della “nuova commedia italiana”, Veronesi ci presenta Luciano “Pavarotti “ (Giovanni Anzaldo) “come uno che non ha Facebook, quindi uno vero” (come se ciò dicesse qualcosa di realistico sul personaggio che non sia il solito stereotipo di Veronesi!) e ci descrive Sandro (Filippo Scicchitano) in lotta perenne con se stesso, alle prese con il divario tra l’umile (e ovviamente precaria) occupazione di cameriere nell’emblematica osteria capitolina “Agonia” e l’ambizione di diventare scrittore. Ancora in casa con il padre, edicolante in crisi che assieme ai giornali , per tentare di arrotondare, vende anche frutta e verdura.


Veronesi butta in faccia allo spettatore questi due ragazzi millenials, ma non ci dice quale direzione essi desiderano realmente afferrare… È Luciano a trovare l’occasione “giusta” per entrambi: la possibilità di aprire un chiosco su una spiaggia di Cuba.. Si imbatteranno in Nora (Sara Serraiocco) , anche lei italiana “espatriata” abbastanza stramba, ma a suo modo autentica e profonda e con una tendenza ad innamorarsi di personaggi fuori dal canone che non rendono per niente giustizia al suo personaggio.
Il regista creerà così un trio che, però, non ci è sembrato rassomigliare tanto ad italiani volenterosi e lavoratori (e ce ne sono diversi…) ma, come negli altri suoi film ( “Che ne sarà di noi” , “Italians”) ad un insieme variegato di giovani eccitati dalla lontananza da casa ma eccessivamente nervosi solo per una lingua straniera non parlata poi tanto bene…
La realtà italiana, però, non è questa. Secondo noi, le infinite storie dei ventenni di oggi andrebbero raccontate dai loro stessi coetanei, videocamera alla mano, riprese spartane, tecnicamente “improvvisate” e inventate sul momento… ce le ricordiamo quelle “chiacchierate” con i giovani di Pier Paolo Pasolini? E’ invece un regista cinquantenne ad averne sia la possibilità – nonché il privilegio – e succhiando la linfa vitale dai giovani protagonisti, riuscirà a trasformarla nella sua personale trasposizione filmica ed espressiva.


Luciano e Sandro si separeranno proseguendo le rispettive strade, che sembrano non portarli da nessuna parte. Veronesi ha voluto forse raccontare solo lo smarrimento di due ragazzi impreparati ad una vita che pregustano amara? Il regista ci è sembrato non avere una reale percezione di certe situazioni attuali, se non altro perché a noi spettatori ce le regala eccessivamente romanzate. Dunque a che pro parlare di ciò che , forse, non si conosce poi tanto bene? Veronesi e i suoi sceneggiatori dovevano rispondere principalmente a questi quesiti: cosa vogliono i giovani italiani, cosa cercano davvero? In pratica: chi sono veramente costoro? Il film non sembra rispondere a nessuno di questi, da cui sembra invece volersi cautamente smarcare…

Più interessato al percorso relazionale dei suoi personaggi che non al fenomeno socio-politico in atto, l’autore si limita un po’ ad utilizzare la fuga dei giovani italiani come cornice per il suo prodotto: il film inizia e finisce con i videomessaggi di altri ragazzi fuggiti all’estero. Basta così. Oltre non vuole andare…
Un’opera senza dubbio piacevole e con una regia ormai consolidata ma che soffre anche di un senso di disorganicità dovuto forse anche alla scrittura a sei mani.
Il film ci è risultato un po’ debole dal punto di vista del coinvolgimento emotivo, accontentandosi di lasciare la storia ad autosostenersi soprattutto sulla fotografia spettacolare di Tani Canevari ( ricordiamoci che siamo a Cuba…) e sulle musiche in grado di cogliere ogni tonalità emozionale del film e restituircela piuttosto ampliata.
Alla fine è la solita spiritosaggine senza senso di Nino Frassica a rimanerci nella memoria più che le dichiarazioni troppo artefatte messe in bocca ai personaggi principali.
Un film che avrebbe potuto dare di più e che conferma, alla fine, l’essenziale abilità di Giovanni Veronesi nel declinare i suoi film solo con il giusto equilibrio tra un po’umorismo e un po’ di drammaticità. Arrivederci alla prossima nuova commedia italiana…
Giada Infante