Le gelate tardive nell’agronomia




Le gelate e con maggiore specificità le cosiddette “gelate tardive o primaverili” sono un argomento molto importante sia nelle coltivazioni erbacee, come gli ortaggi coltivati in pieno campo, che nelle coltivazioni di tipo arboreo.

Le gelate, parlando in generale, indicano gli abbassamenti di temperatura al di sotto dello zero, e l’effetto di questo fenomeno può creare danni di diversa entità a seconda del tipo di gelata e a seconda di differenti fattori quali:
• lo stadio fenologico (es. dormienza o germogliamento) in cui la pianta si trova;
• la specie e la varietà della pianta, più o meno precoce o tardiva;
• lo stato nutritivo, maggiore presenza di nitrati porta infatti ad una maggiore sensibilità;
• la persistenza di temperature sotto zero per un periodo di tempo più o meno lungo.

Le gelate possono essere di due diversi tipologie:
• per avvezione, ovvero causate dall’arrivo di una massa di aria più fredda proveniente dalle latitudini superiori alle nostre; queste si verificano quasi esclusivamente durante l’inverno e solitamente comportano danni minori, anche perché le piante sono in riposo (es. melo) e comunque attuano delle strategie per difendersi;
• per irraggiamento, attraverso un raffreddamento della superficie terrestre causato dall’emissione di radiazione infrarossa da parte del suolo; questo secondo tipo è associata, in genere, all’inversione termica favorita dall’assenza di nubi e di vento durante la notte, con la conseguente stratificazione del freddo verso le pendici sottostanti ai monti e nelle valli ( gelate tardive ).

I danni alle colture si verificano spesso a inizio primavera quando abbiamo la ripresa vegetativa delle piante e derivano spesso dal secondo tipo di gelate ovvero quelle che avvengono per irraggiamento, ma possono essere date anche dall’ingresso tardivo di masse d’aria fredde che poi favoriscono e alimentano le inversioni termiche nei giorni successivi all’evento.

La difesa dalle gelate tardive dette anche “brinate” può essere di due tipi diretta e indiretta.

La difesa indiretta si può fare attraverso degli accorgimenti atti a prevenire o evitare i danni causati da il suddetto fenomeno, per esempio:
• scelta di varietà o di cultivar a ripresa vegetativa ritardata, per esempio la selezione di fruttiferi a germogliamento e fioritura ritardate oppure varietà di frumento non troppo precoci;
• Ubicazione delle coltivazioni preferibilmente in zone meno soggette a questi eventi (evitando i fondovalle);
• concimazione equilibrata senza esagerare con le concimazioni azotate;
• scelta della stagione di semina più o meno adatta
• attuare sistemi di allevamento, per quanto riguarda le piante arboree, con impalcatura più distante dalla superficie del terreno.

Mentre i mezzi diretti sono:
• “mezzi dinamici”, che mirano a inibire e a contrastare l’inversione termica, si tratta di veri e propri ventilatori di altezze che arrivano anche a 10 metri e che evitano appunto la stratificazione dell’aria fredda vicino al suolo rimescolandola (attuata in frutteti e agrumeti soprattutto al Sud ).
• “mezzi termici”, che si basano invece sulla cessione di calore rilasciato nell’ambiente con il passaggio dell’acqua dallo stato liquido allo stato solido; questa tecnica prende il nome di “irrigazione antibrina” e può essere realizzata sovrachioma o sottochioma ( nella seconda vengono evitati danni meccanici dovuti ad appesantimento dei rami causato dal ghiaccio ); l’irrigazione deve perdurare finché le temperature non risalgono al di sopra dello zero perché altrimenti si hanno ugualmente danni da freddo.

Lorenzo Piacenti

Associazione Meteorologica Senese