Da Orgia a Piscialembita, i luoghi di Siena dai nomi più strani… li conoscete?

In provincia di Siena, sono tante le località che hanno nomi stravaganti ed originali e capita spesso di imbattersi in cartelli che fanno sorridere o si prestano a battute e doppi sensi.
Inizieremo questo viaggio dividendo il territorio in diverse zone (Chianti, Crete, Val di Chiana, Val d’Orcia ecc…), oggi inizieremo dalla Val di Merse.
Ovviamente incominceremo dal paese di Orgia, conosciuto in tutta Italia e osannato in tantissimi siti. Beh sappiate che non il toponimo non deriva assolutamente da quello che veniva detto e immaginato, ivvero da feste pagane in onore del Dio Bacco, ma ha l’etimo in hordeum, cioè orzo.
Orgia è un antico insediamento, oggi articolato a nuclei di antiche case sparse e poste sulla collina. La prima attestazione della località risale all’anno 730, dato che la località era inclusa nella donazione fatta dalla Contessa Matilde di Canossa al Vescovo di Volterra. Nel 1073 divenne sede di un castello, posizionato strategicamente e conteso nel corso del secolo successivo da Siena e dagli Ardengheschi, mentre lo stesso Imperatore Federico II vi stabilì i propri castellani.

Nel corso del 1300 iniziò la decadenza del castello, fino alla sua definitiva rovina. Oggi non ne rimane traccia, se non nei materiali dell’abbattimento utilizzati dalla famiglia Piccolomini per edificare una villa ad Orgia (che si chiama proprio Castello).
Rimane la chiesa di San Bartolomeo, menzionata a partire dal XI secolo e antica dipendenza della Pieve di Rosia.
Lasciando il paese e dirigendosi verso San Rocco a Pilli esiste un altro luogo dal nome che fa sorridere e si trova a poche centinaia di metri dall’abitato il cui nome è Castello-Belle poppe-Fabbricaccia.
Tornando ad immergersi nella valle del fiume Merse si può arrivare fino a Pentolina, la cui storia inizia sin dal 1321. Nello D’Inghiramo, signore feudale del castello e proprietario di Pentolina, pose la prima pietra del villaggio il 9 febbraio 1321. La più antica testimonianza in loco è tuttavia la pieve di San Bartolomeo risalente all’XI secolo. Le entrate della famiglia erano legate all’agricoltura e alla caccia. Le battute di caccia al cinghiale con il conte erano così famose che i cacciatori venivano da lontano per parteciparVi addirittura dalla Francia e dall’Inghilterra.


Anche Sovicille se pur non desti clamore potrebbe far pensare… attestato per la prima volta come Suffichillum in un documento dell’Archivio di Stato di Siena, datato 1004. Secondo alcuni storici potrebbe derivare da “Suavis locus ille” (quel soave luogo), mentre la gente del luogo addirittura lo legherebbe ad un nome meno signorile come “soavi cille” per via di alcune donne che esercitavano il mestiere più antico del mondo ma la tesi più accreditata lo fa derivare dal greco sukon-siconio (fiore del fico), in latino sofficum. Già nel XIII secolo Sovicille si costituì comune con propri statuti.

Lungo la strada che da Ponte allo Spino (dove è possibile ammirare una bellissima Pieve) conduce ad Ancaiano troviamo un borgo dal nome molto simpatico: Piscialembita, denominato anche Pieve Piscialembita alla metà del 1700, in tempi più antichi doveva essere noto con altro. Luogo di incontro di strade medievali, vi era probabilmente edificata una chiesa della quale oggi non resta traccia.

FOTO E ARTICOLO: Gabriele Ruffoli

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