La lettera: “GSK, l’uomo e il lavoro ai tempi delle multinazionali a Siena”

Riceviamo e pubblichiamo un messaggio mandato da un nostro lettore riguardo alla situazione all’interno di Gsk.

“Nel 2016 avevo 42 anni. Sono laureato e vengo assunto in Gsk, tramite agenzia di lavoro interinale, contratto a tempo determinato di durata complessiva dopo vari rinnovi di 36 mesi.
Così si faceva in Gsk, quando andava bene. Adecco e Randstad, sono la via d’ingresso principale per entrare a lavorare nella multinazionale che ha sede a Rosia e a Siena.
Oggi ho 45 anni, due figlie, sono senese, e il 31 luglio è il mio ultimo giorno di lavoro. Contratto non rinnovato, dopo 36 mesi. A casa. Disoccupato.

Nel mio reparto si produce il vaccino per la meningite B, di monopolio Gsk per pochi anni ancora. Al momento della mia assunzione nel mio reparto circa il 60% dei lavoratori sono interinali (sommando lavoratori in somministrazione e Staff Leasing).
I miei turni di lavoro sono di 8 ore. Mattina, pomeriggio, notte. A volte si possono fare turni anche di 5 notti di fila; più spesso cicli di 2 o 3, in base al tipo di turnazione prevista dalle esigenze di produzione.

La mia squadra di lavoro è composta da 5-6 operatori. Abbiamo un caposquadra, TC, Team Coordinator. Sopra il TC ci sta il Manager, caporeparto. Sopra il Manager c’è l’HEAD, il Dirigente.

In Gsk ci sono lavoratori in Staff Leasing. Hanno un contratto a tempo indeterminato con l’Agenzia Interinale. Recentemente, per la prima volta da quanto è stata introdotta questa forma contrattuale in Azienda, ne hanno allontanati 5. Dicono per scarsa performance. Ma non sono stati rimpiazzati. Se il problema era il loro scarso rendimento potevano essere rimpiazzati.

La responsabile delle Risorse Umane dice che non sono stati licenziati da Gsk. Gsk ha “solo” risolto un contratto con l’agenzia interinale. Dice che quei lavoratori hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato con l’agenzia interinale, mica sono disoccupati. Non fa una piega.

Come evidenziato dalla RSU aziendale in tre anni (2016-2018) Gsk ha fatto a meno di 325 lavoratori e l’emorragia di personale sta continuando con decine di mancati rinnovi (ad oggi alcuni reparti produttivi hanno perso circa 1/3 dei lavoratori che avevano un anno fa). Gsk si libera in massa degli interinali e anche nelle rare, se non rarissime, situazioni positive di passaggio diretto di un lavoratore da staff leasing a “fisso” Gsk, spesso non riassegna lo staff leasing vacante. Accorpa, riduce, dice che il magazzino è pieno, dice che questo è inaccettabile e che la produzione si deve fermare o rallentare per diversi mesi. In tre anni se ne sono accorti all’improvviso che il magazzino è pieno.

Non sembri un discorso campanilistico, ma negli ultimi anni Gsk ha decisamente intaccato il rapporto col territorio, le decisioni più importanti per il sito di Siena e Rosia vengono prese altrove e spesso comunicate all’ultimo momento. La maggior parte degli operai sono giovani, 25, 30 anni. Poca esperienza, poca coscienza, zero sindacalizzazione. Massima ricattabilità.

E i sindacati? Hanno fatto degli errori nel recente passato. Hanno firmato accordi all’ultimo momento, sotto la pressione dell’imminente scadenza di troppi contratti non più rinnovabili con le nuove normative, introdotte dall’attuale governo ed entrate in vigore nell’autunno scorso. Si sono disuniti tra di loro nei momenti decisivi. E devono trovare forme nuove per coinvolgere i lavoratori. Devono preparare meglio gli scioperi. Aumentare le assemblee, essere più incisivi.

La sensazione è che Gsk venda e se ne vada, entro il 2020 o giù di lì. Riduce il personale, riduce la produzione, svuota il magazzino e bye bye.
A Siena non si produce più niente, a Rosia la produzione del prodotto di punta (vaccino contro la meningite B), di cui l’Azienda al momento detiene il monopolio, starà ferma per 7 mesi. Inoltre, Gsk dice che nel 2020 riprenderanno a produrre al massimo 2 lotti a settimana di tale vaccino. Nell’agosto 2018 ne produceva 9 lotti a settimana tra Rosia e Siena. Mi pare una tendenza chiara”.

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