Ambrogio Lorenzetti: la mostra oltre il Buon Governo




Leggendo il comunicato stampa sulla prossima mostra su Ambrogio Lorenzetti – in programma a Siena dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 – ci sono tre cose che già mi piacciono.
La prima è quella di non aver scelto come immagine della mostra un dettaglio dell’opera più famosa di Lorenzetti, il ciclo di affreschi “Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo” che si trova a Palazzo Pubblico di Siena e che moltissimi riproducono o citano senza sapere chi ne sia l’autore. Si è invece preferito un particolare, in verità molto bello e “comunicativo”, della “Maestà e Storie di San Galgano” dalla chiesa di San Galgano a Montesiepi, che è un modo per suggerire che esiste una ampiezza e complessità dell’artista che va oltre il Buon governo.

E’ altrettanto apprezzabile, almeno da parte mia, che gli organizzatori della mostra abbiano scritto chiaramente ed esplicitamente “Ambrogio Lorenzetti, nonostante sia considerato uno degli artisti più importanti dell’Europa trecentesca è ancora poco conosciuto al pubblico per quel che concerne la sua grande produzione artistica”. Ovvero, la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad un pittore che non è “pop”, non farà “cassetta” e richiamo soltanto per il nome, invero sconosciuto a molti che non siano senesi o addetti ai lavori. Non ci troviamo quindi di fronte a un Van Gogh o un Caravaggio, che soltanto con il loro nome garantiscono già migliaia di visitatori. Ambrogio Lorenzetti non è un “marchio” – mi si perdoni l’espressione – e dunque sarà necessario un lavoro di comunicazione ben fatto tecnicamente e ben supportato da un punto di vista scientifico, se vogliamo suscitare in molti la curiosità di venire a Siena per cogliere questa straordinaria occasione di conoscenza, visto che saranno esposte al pubblico opere di Lorenzetti provenienti dal Louvre, dal National Gallery, dalla Galleria degli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo Städel Museum di Francoforte, dalla Yale University Art Gallery).


Infine, la mostra avrà il “quartier generale” al Santa Maria della Scala, ma sarà come un “mantello” sull’intera città, visto che opere di Lorenzetti sono appunto a Palazzo Pubblico, alla Pinacoteca nazionale, nella chiesa di Sant’Agostino e nella basilica di San Francesco. E dunque una occasione in più, inedita, per attraversare la città e farsi conquistare dalle tante altre attrattive, non solo artistiche, che Siena sa offrire anche in inverno.
Che poi non si sia voluto costruire attorno alla mostra un modello di sistema di accoglienza, come pure sarebbe stato facile e naturale, è veramente un peccato, ma ci sono abituato e non fa notizia.

Roberto Guiggiani