Gli aiuti di Stato al sistema bancario europeo




Nel bilancio degli aiuti di Stato alle banche UE durante la crisi 2008-2014, l’Italia ha utilizzato meno di 8 miliardi per il risanamento del suo sistema bancario. Cifra ben lontana da quella di Belgio, Spagna, Francia, Germania e UK.
Fino al 2013, le deroghe sono state concesse con una certa agilità, come aiuti emergenziali temporanei, mentre, dopo quella data, si introducono i concetti di bail-in e burder sharing, ovvero di richiesta della ripartizione degli oneri, prima della concessione di un aiuto.
Ciò che consente l’applicazione della ricapitalizzazione precauzionale prevista dalla normativa europea BRRD, è l’esistenza del rischio sistemico.

In sostanza, preservare la stabilità finanziaria di uno Stato membro. Il paradosso è che proprio il timore del bail-in innesca oggi la fuga di correntisti e risparmiatori da un’istituzione bancaria, perché mina il concetto di sicurezza del proprio risparmio, alimentando lo stesso rischio che si vuole prevenire.
In via precauzionale, quindi, una banca, purché sia solvente, chiede aiuti di Stato, laddove abbia fallito ogni possibile ricerca di capitali sul mercato; la necessità di capitale è derivata dall’esito negativo dello stress test. Quindi riceverà il fabbisogno patrimoniale calcolato sulla base dello scenario avverso. Nel caso del Monte dei Paschi di Siena il CET 1 deve riportarsi dal -2,44% all’8% e il Total Capital ratio all’11,5%, avendo replicato formalmente i numeri dello stress test di luglio scorso. Si tratta di coefficienti che legano il rapporto tra le attività e le passività ponderate per il rischio e calcolano, appunto, qual è la necessità di patrimonio di cui deve disporre una banca per far fronte alle eventuali richieste di liquidità, tenendo conto delle insolvenze derivanti dai crediti inesigibili. Con la ricapitalizzazione precauzionale, la maggiore dotazione patrimoniale viene a determinarsi, a seguito del fatto che, con la conversione forzosa dei titoli subordinati viene meno il loro apporto alla composizione del patrimonio di vigilanza, che è dato di base necessario nel calcolo del Total Capital ratio.
Riconosciuto il fabbisogno reale, non riconducibile ad azzardo morale, cioè ad avere favoritismi in un sistema che deve restare competitivo e leale, lo Stato sostiene la liquidità necessaria, ponendosi come garante dell’emissione di nuove obbligazioni, facilitando la raccolta di capitale dall’esterno, poiché di fatto aumenta il rating dell’istituto.
Deve seguire un piano di ristrutturazione mirato e dettagliato, perché l’effettiva dimensione patrimoniale necessaria si avrà con la definizione del nuovo piano industriale che deve tener conto anche della cessione delle sofferenze. La Bce vigilerà sulla coerenza del fabbisogno patrimoniale rispetto all’applicazione del piano industriale, affinché l’istituto possa continuare ad operare e tornare alla redditività.
Allo stato dell’arte dunque, noi arriviamo comunque in ritardo, rispetto alle banche europee che si sono risanate con i soldi pubblici prima dell’entrata in vigore del bail-in. Istituti oggi più forti, in grado di porsi come acquirenti nel sistema bancario italiano.
Non riceviamo sconti, ma l’applicazione alla lettera di regole definite. Le deroghe ci sono state fin dal 2008, soprattutto per gli altri.
Maria Luisa Visione