Scuole di specializzazione, Italia nel caos. Il rettore dell’università Frati: “Ma Siena potrebbe averne più del 2016”




Sulle scuole di specializzazione medica è caos. Un caos che parte dall’alto, dai ministeri Miur e Salute che ancora devono dipanare la matassa tanto che il dicastero della Lorenzin avrebbe chiesto di rifare la relazione, evidenziando “lacune” che avrebbero esposto a ricorsi. Tutto si blocca sulla questione dell’accreditamento. Così, l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, si rimetterà al lavoro per studiare correttivi e trovare una via d’uscita. Mentre non si fermano le proteste degli studenti davanti alle sedi degli Atenei.


Francesco Frati, rettore dell’Università di Siena, quale è realmente il quadro della situazione sulle scuole di specializzazione medica?

“Il rapporto presentato dall’osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, che si è concluso con la proposta di bocciatura di 135 strutture su 1.433, è stato respinto dal ministero della Salute per “deficit” nell’istruttoria. La premessa è che stiamo parlando di dati non ufficiali. Il documento in questione gira tra i tavoli a Roma ma è stato imprudentemente reso noto alla stampa, dal momento che i ministri si sono presi tempo e hanno chiesto un supplemento di verifica. L’università di Siena si è cautelata massimizzando le richieste di accreditamento per le scuole di specializzazione che hanno sede amministrativa nella nostra città e, laddove questo non fosse possibile, stringendo contatti con gli altri Atenei toscani, in particolare con Pisa, per partecipare alla rete formativa di specializzazione. Il che si traduce nel fatto che se una scuola avesse sede amministrativa in un’altra città, la stessa Pisa per esempio, comunque sarebbe consentito partecipare anche da Siena al progetto formativo dei nuovi medici specialisti. A sua volta Siena farà da capofila a scuole di specializzazione che vedono la partecipazione di altri Atenei”.

Anche perché il ruolo dell’Università è centrale per la vita, anche economica, della città. Argomento del quale lei si è confrontato durante l’incontro con il governatore della Toscana Enrico Rossi, con il deputato Dallai e con il rettore dell’università per stranieri, Cataldi…

“Sì, un incontro costruttivo, una chiacchierata a 360 gradi sulle peculiarità della città e sulle traiettorie di sviluppo futuro”.

Quali sono?

“L’università occupa un ruolo cruciale nel rilancio della città che tutti auspicano e lo occupa attraverso le sue peculiarità storiche ma anche diventando attraente per studenti fuori sede che contribuiscono fortemente alla vita sociale, culturale e anche economica della città. Questo avviene grazie a docenti conosciuti in tutto il mondo che attraggono esperti di fama internazionale e di conseguenza portano il nome di Siena ad essere conosciuto ovunque. Ultimamente contribuiscono a rinforzare questo ruolo anche i nuovi progetti di internazionalizzazione, con forte attrattività per docenti e studenti stranieri, occupabilità e competenze trasversali con l’obiettivo di fornire agli studenti strumenti sempre più adeguati per confrontarsi con il mondo del lavoro. In questo senso ci auguriamo che l’università sia sempre più coinvolta nei progetti strategici della città, progetti nei quali l’ateneo si impegna a partecipare con entusiasmo e competenza. Nel corso dell’incontro ci siamo inoltre soffermati su alcuni temi specifici quali la centralità delle Scienze della vita per cui la stessa Toscana riconosce a questo territorio una funzione di leadership a livello regionale. Abbiamo approfondito anche il tema dell’agricoltura, anch’esso particolarmente collegato col tessuto sociale di questo territorio e più in generale della Toscana del sud. In modo approfondito abbiamo parlato poi della sanità, tenuto conto del rapporto molto stretto che lega l’Università al policlinico delle Scotte”.

E torniamo infatti sull’argomento. Di cosa c’è bisogno secondo il rettore Frati?

“Stante la carenza di medici e alla luce anche delle richieste che provengono dai laureati in medicina appare necessario uno sforzo e un investimento da parte del Ministero della salute per aumentare il numero di borse di studio di specializzazione che ad oggi si attesta poco sopra alle 6mila a fronte del numero dei laureati in medicina e chirurgia che è superiore almeno del 50% . L’auspicio per il sistema universitario è che possano aumentare investimenti perché in molti campi medici sembrano mancare. Va riconosciuto, come ho avuto modo di fare nei giorni scorsi all’assessore regionale alla salute, Stefania Saccardi che esiste un investimento anche da parte delle regioni sulle scuole di specializzazione e che la Toscana è tra quelle che investe di più in Italia”.

Cosa dobbiamo aspettarci allora?

“Quand’anche i pareri dell’osservatorio fossero confermati, avremmo comunque un numero rilevante di scuole di specializzazione rispetto allo scorso anno. Trentadue le scuole che avranno sede amministrativa a Siena, contro le 25 dell’anno precedente. In ogni caso la procedura attivata dai Ministeri – l’accredimento delle scuole secondo il numero docenti e la qualità della produzione scientifica  –  secondo i requisiti richiesti dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), è del tutto nuova e le università si sono trovate in difficoltà nell’adeguarsi in tempi così brevi a una normativa così complessa. Per quanto riguarda Siena, va sottolineato che per tre delle cinque scuole che avrebbero ricevuto parere negativo, era stato formulato un accordo con l’università di Pisa per la scuola congiunta attraverso la rete formativa con la sede amministrativa in quella città. Va inoltre considerato che per le scuole che dovessero essere accreditate con riserva, con due anni di tempo per mettersi in regola, è in fase di approvazione da parte dell’ Università la procedura per il reclutamento di 14 nuovi ruoli universitari, finalizzati a sostenere entro i due anni previsti quelle scuole di specializzazione”.

 

Katiuscia Vaselli