Quando il cibo diventa stile di vita e il Buongoverno l’agenda per il futuro




Ricordate la Eat Art, i famosi “quadri trappola” che a metà degli anni ’60 resero celebre Daniel Spoerri? Ebbene quell’originale connubio cibo-arte, quelle tavole imbandite che raccontavano del nostro mangiare proponendoci apparecchiature intonse o rimasugli apparentemente assemblati a caso, come se i commensali si fossero appena alzati, sembra riprendere vigore dal lavoro in team di chef e fotografi. La ricerca estetica, gli equilibri cromatici, o i contrasti, i tagli di luce, sembrano ormai venire prima del gusto nelle elaborazioni creative dei grandi chef, diventando altro. Ci sono piatti fatti per essere mangiati, altri per essere visti e solo quelli perfetti per essere apprezzati da tutti i nostri sensi.


E’ il caso del lavoro portato avanti da un gruppo curioso, dove nessuno si occupa di arte ma insieme producono qualcosa che non si può ridurre ad una semplice ricetta.
L’occhio di Lido Vannucchi cattura luce e colori, le mani dello chef Matteo Lorenzini tagliano e assemblano materia alimentare fino a plasmare forme che ricordano il cibo ma che sembrano archetipi del nostro alfabeto gastronomico. Infine c’è Marco Valenti archeologo dell’Università di Siena ad aggiungere significati e storie con un lavoro di recupero da antichi ricettari in latino ed in volgare perché le nuove opere abbiano salde radici nelle buone pratiche del passato. Si dice che ogni tradizione sia stata in origine una grande innovazione di successo, di un tale successo che si è sedimentata negli usi e nei costumi diventando patrimonio comune. Una piccola magia.
Tutti e tre hanno un unico intento, dare valore agli alimenti poveri ma sostenibili della cucina medievale per dimostrare che sono ancora attuali, migliori dei nostri per la salute e l’ambiente, buoni e belli da vedere, degni di una tavola di un grande ristorante.


Alla fine per realizzare il loro intento si affidano, forse inconsapevolmente, al linguaggio più universale che esista, quello dell’arte capace di portare lo spettatore dentro un’esperienza diversa e più coinvolgente di qualsiasi lezione frontale o spiegazione di esperto.
Lo hanno voluto l’Università di Siena, il Miur e la fondazione Prima che raccoglie 19 Paesi di entrambe le sponde del Mediterraneo. Investiranno 500 milioni di Euro nei prossimi anni per affrontare, partendo dalla filiera dell’agrifood, i problemi legati ai cambiamenti climatici, alla mancanza di acqua, alla malnutrizione, al cibo spazzatura, alla sostenibilità di coltivazioni ed allevamenti.
Matteo Lorenzini e Marco Valenti, aiutati da Lido Vannucchi, hanno il compito di catturare la nostra attenzione per farci vedere come sostenibilità sia anche piacere e bellezza non solo, come spesso pensiamo, una dottrina di rinunce e penitenze.
Un’innovazione scientifica e culturale che, in questo mondo post moderno, non poteva che partire da una rivisitazione, da altro punto prospettico, del nostro passato. Le loro performance nel Cortile del podestà di Piazza del Campo a Siena saranno accompagnate da una installazione multimediale semplice ma originale nei contenuti. Le 17 icone che indicano gli obiettivi di Agenda 2030, il programma che 193 paesi hanno condiviso per affrontare le grandi questioni ambientali, sociali ed economiche che stanno mettendo a rischio la biodiversità del Pianeta e il benessere di miliardi di persone, sono messe in parallelo con il celebre affresco del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti (il 22 ottobre è previsto anche il vernissage della mostra a lui dedicata). Così come l’agenda 2030 detta la linea di un futuro sostenibile, l’opera del Lorenzetti viene interpretata come l’Agenda per gli uomini del Medio Evo che si interrogavano, usando per la prima volta l’arte come veicolo di diffusione di un manifesto politico, sulle priorità a cui tendere per il buon governo del territorio.
Sembra incredibile ma ognuna delle 17 icone ha una sua corrispondenza nei dettagli raffigurati negli “Effetti del buon governo in città e in campagna” del celebre affresco (tutto il programma della manifestazione su www.siylab.eu).
David Taddei