La formula originale dell’Acropoli di Siena




La pietra tombale l’ha messa 36 anni fa Nanni Moretti, con una battuta scritta direttamente sulla carta vetrata: “Mi sono perso l’ultimo numero dell’Espresso e sono uscito dal dibattito culturale. Vorrei tanto poterci rientrare”.
Se non vogliamo chiamarlo dibattito, ma usare un altro nome, diciamo allora che va fatto un “ragionamento” non banale su questa prima edizione dell’Acropoli di Siena che proprio questa sera ospita Vittorio Sgarbi per una lectio magistralis dedicato alla mostra “La bellezza ferita”, e quindi è anche un’occasione di solidarietà e di raccolta fondi per il restauro delle opere d’arte di Norcia danneggiate dalla serie di terremoti dello scorso anno ed in questo momento conservate ed esposte al Santa Maria della Scala e nella Cripta del Battistero.

Perché questa Acropoli di Siena, che andrà avanti fino al 31 agosto, è riuscita a mettere insieme la straordinaria lezione di Antonio Paolucci e le aperture serali dei musei, le proiezioni della Divina Bellezza nell’Oratorio di San Bernardino e gli spettacoli di luce in piazza Jacopo della Quercia, la caccia ai tesori dell’Acropoli (26 luglio e 3 agosto) e la grande cena per la raccolta di fondi da destinare al restauro di opere (30 agosto), le cene in caffetteria (ogni giovedì) ed i concerti dell’Accademia Chigiana (6 agosto).


Se aggiungiamo che Acropoli Pass è anche il nome del nuovo, inedito biglietto unico che unisce Santa Maria della Scala e i monumenti del complesso del Duomo di Siena, ci si rende conto che ci troviamo di fronte ad una formula originale, che può senz’altro essere modificata o ridiscussa, ma ha le potenzialità per diventare una “piattaforma” di offerta culturale di un’intera città, che sarebbe sbagliato lasciar cadere.
Ad esempio, proprio gli appuntamenti con Antonio Paolucci, con Franco Nembrini e la Divina Commedia di Dante Alighieri, e – appunto stasera – con Vittorio Sgarbi già tracciano un percorso che può essere sviluppato e fare di Siena un crocevia di dibattito culturale di spessore e con una modalità nuova rispetto a quella dei festival , ormai ampiamente adottata in tutta Italia, o rispetto alla irripetibile esperienza della Versiliana di Romano Battaglia.
Oppure la stessa apertura notturna del Santa Maria della Scala può restare un po’ fine a stessa, come un modo di fare comunicazione vendendo anche qualche biglietto in più, o diventare – all’interno di una vera politica culturale della città – un’esperienza pilota e di innovazione, come ha già dimostrato di poter essere.

Roberto Guiggiani