Terremoto, una tragedia anche per l’arte




Domani al Santa Maria della Scala verrà presentato il volume “Il patrimonio artistico in Italia centrale dopo il sisma del 2016”

Domani nella Sala San Galgano del Santa Maria della Scala verrà presentato il volume “Il patrimonio artistico in Italia centrale dopo il sisma del 2016”, numero speciale della rivista Predella. La pubblicazione, curata da Gerardo de Simone ed Emanuele Pellegrini con la collaborazione di Alessandro Delpriori e Fabio Marcelli, si occupa dei danni prodotti a opere ed edifici di interesse culturale in Lazio, Marche e Umbria dai terremoti dell’anno scorso. Al dibattito, che inizierà alle 18.30, interverranno Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Maria Angela Turchetti.

Il professor Gabriele Fattorini, docente all’Università di Messina, ci spiega le ragioni di questa presentazione: «Predella è una rivista di storia dell’arte nata nel 2001 nell’ambito dell’Università di Pisa e che si è distinta per essere una delle prime riviste online del settore. Dal 2009 è divenuta indipendente; la si trova ancora online, ma gli ultimi numeri, ormai, riescono ad avere anche una versione a stampa, grazie al supporto dell’associazione culturale “Predella onlus”. A seguito del tragico terremoto che lo scorso anno ha colpito l’Italia centrale, Gerardo de Simone ed Emanuele Pellegrini, veri e propri padri di Predella, hanno deciso di dedicare un numero speciale al sisma, che si apre con interventi di studiosi del calibro di Keith Christiansen, Andrea De Marchi e Salvatore Settis e contiene numerose testimonianze di addetti ai lavori coinvolti nei terribili eventi, come quella della direttrice del Museo di Norcia Maria Angela Turchetti, che domani sarà presente al Santa Maria della Scala, e tanti altri. Il ricavato delle vendite del volume sarà devoluto a supporto della riparazione dei danni del terremoto al patrimonio culturale, con l’augurio di una pronta risposta dei lettori e degli appassionati. Il fine principale del numero della rivista, e della presentazione, è tuttavia quello di richiamare l’attenzione sugli enormi problemi che in questo momento affliggono il patrimonio culturale delle zone martoriate dal terremoto; un patrimonio che è innanzi tutto memoria, vita e speranza per coloro che in quelle zone abitano e devono ricostruire un futuro. D’altronde una simile presentazione, dopo essere stata anche in altri luoghi d’Italia, non arriva a Siena e al Santa Maria della Scala per caso: qui, la mostra “La bellezza ferita” racconta il terremoto attraverso una serie di opere, tra le quali non mancano eccelsi capolavori, che recano evidentissime le tracce delle ferite, e sono come sommerse dalle immagini e dai suoni del terremoto: è un’esperienza emotiva per essere tutti più consapevoli, per non dimenticare e perché qualcosa sia fatto».

Emilio Mariotti