L’arte di restaurare un’opera d’arte




La possibilità di poter intervenire su un’opera d’arte è un grande privilegio, ma pure una bella responsabilità. I restauratori sono persone coscienti di vivere nei due estremi. Per questo, per evitare errori, sono professionisti preparati e attenti. All’interno del progetto che nel 2017 vedrà Siena ospitare una grande mostra dedicata ad Ambrogio Lorenzetti, c’è la possibilità di vederne in azione alcuni impegnati al Santa Maria della Scala nel restauro di opere del pittore senese. I restauratori poi sono inseriti nel gruppo di esperti che il sabato mattina, fino al 25 giugno, accompagna i visitatori ne “Il piacere della scoperta”. Uno di questi professionisti è Massimo Gavazzi, proveniente da una famiglia pistoiese dedita al restauro di opere d’arte. Lo abbiamo intervistato per saperne di più:

Come sono andati i primi appuntamenti con “Il piacere della scoperta”?

«E’ un’iniziativa che ho caldeggiato con l’amministrazione comunale e con la Soprintendenza. E’ qualcosa che ho avuto modo di fare in altri cantieri di restauro e mi sembra una buona pensata per far conoscere i capolavori di Ambrogio Lorenzetti e non solo. Ho trovato un riscontro positivo tra i visitatori, anche fra i senesi e le Contrade. Mi sembra una proposta positiva per far vedere un restauro che, spesso e volentieri, è celato, disponibile solo agli addetti ai lavori».

C’è interazione tra i restauratori e i visitatori?

«La visita viene fatta dando una spiegazione a 360 gradi dell’opera di Ambrogio Lorenzetti e anche delle tecniche esecutive. Noi incoraggiamo il dialogo e il colloquio tra chi spiega e il visitatore. A volte vengono fatte delle domande, altre no».

Foto Paolo Lazzeroni-Siena-:MASSIMO GAVAZZI , RESTAURATORE

Foto Paolo Lazzeroni-Siena-:MASSIMO GAVAZZI , RESTAURATORE

Qual è la domanda più frequente?

«Ci chiedono spesso della tecnica dello ‘strappo’. L’altra domanda posta di frequente è relativa alla sequenza di realizzazione delle sinopie. Noi spieghiamo che sono disegni preparatori per la pittura di affreschi. E’ più semplice illustrare le varie tecniche di restauro usate, in quanto sono visibili».

A chi realizza un restauro non dà fastidio avere delle persone intorno? Non perdete la concentrazione?

«Gli incontri di solito il sabato, quindi non ci sono problemi. Quando in altri giorni ci sono per esempio delle scolaresche, interrompiamo il nostro lavoro. Comunque sia programmiamo gli interventi anche guardando il calendario delle visite».

I restauri come procedono?

«La fase della pulitura è conclusa. Abbiamo lasciato fuori da queste operazioni delle piccole parti da pulire, come testimonianze da far vedere alle visite. Siamo ai primi passi dell’integrazione pittorica. Stiamo facendo delle piccole prove per confrontarsi con la Soprintendenza, per decidere poi quale tecnica usare e quale restituzione cromatica dare».

Quali saranno le tempistiche?

«Il termine del restauro è previsto nell’aprile del 2017. E’ stata fatta una valutazione congrua dei tempi del lavoro, quindi non ci saranno problemi».

Cambia l’approccio al restauro a seconda dell’opera o del pittore?

«Certo, è sempre calibrata sull’autore. Lo stesso pittore, poi, modifica le sue conoscenze e le sue capacità pittoriche di volta in volta. Quando si interviene su un’opera bisogna studiarsi prima la scuola, la bottega dell’autore, il ciclo e lo stato di conservazione in cui, per esempio un affresco, è arrivato a noi. Bisogna sapere anche se ci sono stati degli interventi di restauro precedenti e di che natura, nel caso. C’è tutta una preparazione a monte, sia scientifica che bibliografica».

Cosa le sta piacendo di più di questa sua esperienza di restauro con le opere di Ambrogio Lorenzetti?

«Sono una persona estremamente fortunata, perché ho avuto a che fare con il Lorenzetti spesso. A partire dal Buongoverno. Tutte le volte che mi ci sono confrontato ho notato dei dettagli che prima non avevo visto. E’ sempre un’esperienza positiva».

Emilio Mariotti