12 ottobre 1325, data importante per Siena: si pose la prima pietra della Torre del Mangia




Il 12 ottobre 1325, in base a quanto ci racconta il cronista Agnolo di Tura del Grasso, si pone la prima pietra della Torre del Mangia, nell’atmosfera solenne di una cerimonia ufficiale, e di una ritualità religiosa e scaramantica al tempo stesso: “cominciorono una Torre sul canto della via che si chiama di Malcucinato, che va in Salicotto, la quale si cominciò in sabato dì 12 d’ottobre e fecesi in Siena gran festa e vennero i canonici e il chericato del duomo a dare la beneditione a la prima pietra e dicevano orationi e salmi e l’operaio del duomo mise in fondo di detta tore alquante monete per memoria di detta tore, e fuvi messo in ogni canto di detta tore nel fondo una pietra con lettare greche, ebraiche e latine, perché non fusse percossa da tuono né da tempesta”. Su questa data di inizio lavori, tuttavia, gli studiosi dissentono e Alessandro Lisini (direttore dell’Archivio di Stato e sindaco di Siena) alla fine dell’800 posticipa di oltre un decennio l’inizio effettivo dei lavori, contestualizzandolo con l’ampiamento di Palazzo Pubblico verso Salicotto. I libri di Biccherna, del resto, iniziano a registrare pagamenti in continuità per la Torre proprio a partire dal 1338, fornendo tra l’altro indicazioni sui “maestri” chiamati a collaborare all’impresa (Agostino di Giovanni ed i fratelli aretini Minuccio e Francesco di Rinaldo).

Molte cose si potrebbero dire su la Torre del Mangia, logicamente, ma ricordiamo che la sua particolarità è quella di poggiare su un unico blocco di tufo, molto resistente ed elastico, dal quale si innalza il fusto in mattoni. Accedere al basamento è ancora possibile attraverso una piccola botola posta sul pavimento del primo piano dei Magazzini del Sale scendendo una ripida scala scavata nel tufo. In questo luogo sono state ricavate piccole stanze ad altezza d’uomo in cui si scorgono lungo le pareti, staccati un metro da terra, i primi mattoni da cui prende le mosse la Torre, apparendo come se l’impianto murario finisse e si perdesse nel tufo. Quel tufo in cui affonda le radici tutta Siena.
Maura Martellucci
Roberto Cresti