Siena e i veleni, oggi come vent’anni fa: David Rossi come le liste massoniche




Un nome: David Rossi, responsabile dell’area comunicazione di Banca Monte dei Paschi; un dramma la sua morte avvenuta il 6 marzo 2013; una famiglia che non si dà pace; un’inchiesta portata avanti da sei differenti pubblici ministeri e due gup che a distanza di 4 anni arrivano alle stesse conclusioni: è tutto da archiviare. Non basta: arriva il reportage de Le Iene  e il popolo senese che ricorda poco e parla tanto si divide come oltre venti anni fa  quando furono pubblicate da una testata locale delle false liste massoniche dove si mischiavano massoni veri e falsi.

 

Condizioni temporali diverse anche se il territorio è lo stesso;  allora come oggi partirono querele  e cause civili. Fin qui il passato e una parte del presente e proprio questa mattina alle 9 e 16 minuti il procuratore capo Salvatore Vitello che ha risposto in “maniera decisa e a volte arrabbiato”, come lui stesso afferma alle domande de Le Iene che lo hanno contattato,  decide di mettere a disposizione della stampa l’ordinanza di archiviazione, l’ultima nonostante varie trasmissioni televisive, e interpellanze  parlamentari,  firmata dal gup Roberta Malavasi e che in parte ricalca le conclusioni a cui era arrivata nel 2013 la sua collega Gaggelli.

Chi scrive da allora fino ad oggi ha seguito le indagini e pubblicato senza dare giudizi, né si è anteposta ai titolari dell’inchiesta in maniera che ciascuno liberamente, come è giusto che sia, si potesse fare una propria opinione che si deve basare sui fatti e non sulle parole. E così lo faccio ora riportando le parti salienti dell’ordinanza di 57 pagine depositata lo scorso 4 luglio.

Lo avevamo già scritto, ma vista la memoria corta lo riproponiamo. Entriamo nel merito tenendo presente che quest’ultima decisione arriva dopo ulteriori accertamenti caldeggiati dalla famiglia di Rossi che non ha mai creduto che il proprio caro si fosse ucciso.
Il gup Malavasi parla di “un’accurata attività investigativa che normalmente non si riserva ai casi di suicidio” descrive le risultanze del medico legale e poi si sofferma sugli ultimi giorni di vita di David Rossi attraverso gli atti depositati dalle parti. Il gup testualmente scrive “niente francamente poteva essere investigato di più e di diverso di quantomeno stato effettivamente fatto e debitamente documentato, al fine di acclarare responsabilità di terze persone nelle vesti di istigatori al suicidio”.

E scorrendo le pagine dell’ordinanza si capisce che da quando David Rossi nel febbraio del 2013 ebbe la perquisizione in casa e nel suo ufficio si preoccupa e la sua situazione psicologica si aggrava ulteriormente dopo il Cda del 28 febbraio di quello stesso anno dove era stato deciso di promuovere l’azione di risarcimento danni non solo nei confronti degli ex manager Mussari e Vigni , ma anche di Nomura e Deutsche Bank: Davide Rossi, responsabile della comunicazione non sa nulla eppure il giorno dopo la temuta fuga di notizia c’era stata davvero. Un importante quotidiano aveva riportato tutto e c’erano state implicazioni sul titolo in borsa di Mps tanto che Profumo e Viola presentarono un esposto in Procura. David è sempre più preoccupato, ma non era stato lui a dare la notizia bensì come si legge nell’ordinanza di Malavasi il consigliere del cda Briamonte.
E’ il primo marzo del 2013 quando David Rossi esterna alla moglie Antonella Tognazzi “in modo assolutamente irrazionale  la paura che all’indomani sarebbe stato arrestato”.

Antonella Tognazzi nei giorni successivi non sta bene e finisce persino in ospedale, quando torna a casa sua figlia le riferisce di “…strani taglietti ai polsi del Rossi. Alla richiesta di spiegazioni David  prima aveva detto di essersi accidentalmente tagliato con la carta, ma dietro le insistenze della moglie aveva ammesso di esserseli procurati volontariamente dicendo che nei momenti di nervosismo quando vuoi sentire dolore fisico per essere più cosciente… Sai in quei momenti  in cui si perde la testa e per ritornare alla realtà hai bisogno di sentire dolore…”.
E così continua il gup: “… In quello stesso giorno  il Rossi si era mostrato talmente angosciato di essere intercettato che aveva preso a comunicare con i familiari per iscritto…”. L’ordinanza va avanti fino alla morte di David Rossi e il gup infine accoglie in pieno le conclusioni della procura: tutto archiviato. Chi la vuole leggere l’ordinanza per intero può farlo collegandosi al sito della Procura di Siena. Non va interpretata, va letta e non usata per scopi diversi da quelli che possono essere il dolore e gli affetti di una famiglia che ha perso quattro anni fa una persona cara.
Cecilia Marzotti