Case chiuse tra Asciano e Siena e nessuno vede…




L’esporre il proprio corpo lungo le strade per il più vecchio mestiere del mondo sembra essere passato di moda almeno nel Senese. Gli stringenti e notturni controlli delle forze di polizia hanno indotto ad escogitare nuovi sistemi e il multietnico mondo in cui ci troviamo hanno indotto le donne e soprattutto i loro protettori a perfezionare il mercato. Ad ascoltare le testimonianze del processo che stamani si è svolto davanti ai giudici del collegio da una parte sembra di essere tornati indietro nel tempo quando erano in auge le case chiuse con il ricambio ogni ‘quindicina’ e contemporaneamente ci imbattiamo nel presente.
Tutto parte nel 2009 e si dirama su due tronconi: uno ad Asciano e l’altro a Siena. E’ nei due comuni dove ignari proprietari con regolare contratto di affitto locano i loro beni immobili ad altrettanti cittadini stranieri. Nel paese delle crete è una badante colombiana ad affittare per 400 euro al mese un monolocale. La donna che fa la badante per un’anziana abitava saltuariamente quell’immobile. Muore e prima di spirare presenta al proprietario un uomo che come lui stesso dice davanti ai giudici gli viene presentato come il figlio. Se i pagamenti degli affitti fino a quel momento erano stati regolari dal momento del subentro del nuovo inquilino non arrivano più. Il proprietario sollecita più volte fino a quando nel luglio 2013 viene chiamato dai carabinieri che gli chiedono se sappia cosa accade nel suo appartamento. Prima ancora di quel momento aveva già dato lo sfratto. L’uomo cade dalle nuvole quando gli viene detto che la sua casa è stata trasformata in una casa di appuntamenti. Ed in effetti quando gli uomini dell’Arma fanno irruzione in quell’appartamento trovano ben sette donne tra italiane, colombiane, albanesi e brasiliane. Non tutte sono giovanissime, ma tutte offrono il loro corpo per prestazioni sessuali.
Il presunto figlio della badante deceduta visto il guadagno pare essersi allargato e aveva preso un altro appartamento su Siena. Per i carabinieri non c’era dubbio anche quell’immobile viste le luci diffuse, la mobilia e quant’altro era tutto all’infuori di una normale civile abitazione. L’imputato è difeso dall’avvocato Duccio Panti, mentre l’accusa è rappresentata dal pm Antonino Nastasi. Il processo è stato aggiornato.
Cecilia Marzotti