Intemperanze dei tifosi, match interrotto per quaranta minuti a Genova: cosa ne pensi? Invia il tuo commento
Uno stadio ostaggio di un gruppo di tifosi inferociti che fanno fermare una partita e addirittura costringono il capitano della loro squadra, Marco Rossi, a levarsi la maglia del Genoa e a farla togliere anche a tutti gli altri suoi compagni (ad eccezione di Sculli). Un match interrotto per quaranta minuti a causa dei comportamenti e delle intemperanze dei tifosi locali. Marco Rossi va a parlare con gli ultrà, poi è Sculli che, con la maglia rossobù ancora addosso, si avvicina ad uno dei capi della tifoseria organizzata e va a “parlamentare” con lui. I tifosi vogliono interrompere il match, non vogliono che quei giocatori protagonisti di una prestazione così poco decorosa indossino ancora quella maglia. L’arbitro Tagliavento sospende la gara e se ne va negli spogliatoi, seguito dai calciatori del Siena. Il presidente del Genoa Enrico Preziosi lascia il suo posto in tribuna e scende sul manto verde di gioco. Alla fine Sculli riesce a convincere i tifosi, mentre anche Frey va a discutere con alcuni sostenitori. “Dobbiamo finire la gara, altrimenti rischiamo anche una penalizzazione in classifica”, dice ai tifosi il portiere rossoblù. La gara può ricominciare dopo quaranta minuti di stop. Ma i restanti 37 minuti della sfida vengono giocati in un clima surreale. Cosa ne pensi? Invia il tuo commento a sienanews@sienanews.it o scrivi qui sotto la tua opinione.


















L’intervento di Matteo giustifica il comportamento dei tifosi genoani in un’ottica di protagonismo della tifoseria contro il “marcio” del calcio dei cosiddetti capoccioni. In realtà il gioco delle parti tra ultras e dirigenze è speculare. Ormai sia gli uni che gli altri sono lontanissimi da quello che dovrebbe essere lo spirito sportivo. Si vince o si perde in una gara a seconda se si è più o meno bravi, si tratta di calci ad un pallone in fondo. Invece sotto c’è una montagna di soldi da una parte e un branco di disadattatti sociali dall’altra.
Lo spettacolo è stato vergognoso. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stato vedere dei giocatori piangere, umiliati da dei delinquenti che si nascondono dietro la passione per lka squadra. Chi gioca a calcio sa quanto costi ad un giocatore perdere la stima di se stesso, cosa significhi perdere. Perdere non piace a nessuno! lasciamo perdere quella piccolissima parte di giocatori che magari si vendono, ma sono certo che sono pochissimi. Comunque non è il caso del genoa, la squadra soffre per degli errori fatti da chi ha fatto il mercato.. e comunque un periodo di crisi può capitare oltre ogni logica… a chiunque! ma quelle scene, quella violenza NO!
Nel pomeriggio che restituisce ai tifosi un posto da protagonisti del mondo pallonaro, fosse solo per il tempo di un giorno, alla Robur tocca la parte importante dell’attore non protagonista. Con una prova da incorniciare a Brienza e compagni basta un tempo per mettere in ginocchio un Genoa alla
deriva e prendersi tre punti fondamentali in chiave salvezza.
Il Siena rientra in campo per chiudere la partita, Giorgi segna la sua prima marcatura in serie A e la quarta per i bianconeri. La tifoseria di casa si infuria, passano pochi minuti e la rabbia del pubblico genoano esplode.
Al 7° del secondo tempo gli attori protagonisti di questa partita, gli ultras del tifo genoano, salgono
prepotentemente sul palcoscenico.
Due fumogeni piovono sul campo, la partita è sospesa. Per dire la verità, i due fumogeni lanciati sul
campo, pur connotando un comportamento deprecabile, sono l’unica manifestazione fuori dai
confini della civiltà e sono diretti molto lontano dai giocatori. Hanno il solo scopo di attirare
l’attenzione per quello che sarà il vero spettacolo del pomeriggio, la messa in scena della rabbia dei
tifosi.
Sentimento motivato di una tifoseria gloriosa, costretta a sostenere una squadra in crisi profonda,
che svogliata contro una diretta concorrente per la salvezza non scende nemmeno in campo,
condannando la Genova rossoblù ad una figuraccia.
La furia esplode, i tifosi si portano molto vicino ai giocatori. La situazione tesa è ottimamente
gestita dalle forze dell’ordine, che capiscono la situazione delicata e decidono di assecondare la
protesta della tifoseria che chiede ed ottiene la “restituzione” delle maglie da parte dei giocatori,
ritenuti indegni di indossarle.
Il clima è surreale. La Robur rientra negli spogliatoi, così come la terna arbitrale. Spiccano le
(diverse) reazioni di tre giocatori genoani. La maturità e l’intelligenza di un Capitano con la C
maiuscola come Marco Rossi, che comprende la frustrazione di quello che per nove anni è stato il
suo pubblico, per primo si toglie la maglia e convince i propri compagni ad imitarne il gesto. E’
un’umiliazione mai vista fino ad oggi su un campo di calcio professionistico.
Il dolore sincero di un’altra bandiera rossoblù, Giandomenico Mesto, inconsolabile di fronte agli
accadimenti del pomeriggio. L’orgoglio e la spregiudicatezza di Giuseppe Sculli, unico a rifiutarsi
di consegnare la maglia agli ultras. Che anzi li affronta, li convince a desistere, riprende le maglie e
le restituisce ai compagni per concludere questa anomala giornata di sport, evitando strascichi
disciplinari che condannerebbero il Genoa ad una sicura retrocessione.
Il questore decide che la partita riprenderà, ed è la scelta più giusta. Il Siena rientra sul campo
salutato dagli applausi del pubblico genoano, anche di quello più furente. Ed è un particolare da
sottolineare. Così come successe durante Genoa-Siena 1 3 che condannò il Genoa in terza serie
mentre il Siena festeggiava la promozione in A, il pubblico genoano in un momento di massima
drammaticità (sportiva), dimostra la propria maturità ed onora la tradizione di una delle migliori
curve d’Italia applaudendo i giocatori avversari.
La partita riprende ma il campo non ha più niente da dire. Tagliavento omologa un 1 4 che
probabilmente regalerà la salvezza sul campo alla Robur.
Ma probabilmente il pomeriggio di Marassi avrà degli effetti molto più significativi per il calcio
italiano. Durante le settimane in cui tutto il marcio del calcio viene allo scoperto, i tifosi hanno
alzato la voce e ricordato a calciatori, dirigenti, televisioni, ecc. chi è il motore di questo carrozzone
straripante di milioni di euro. Un motore talvolta bollente, ma che gli euro li caccia e che adesso è
esausto, e pretende di essere rispettato.
Lo ha ricordato in un modo rude, forse maleducato, ma non violento. Comportamenti violenti allo
stadio non se ne sono registrati, e questa è la cosa più importante (e sono pronto a ritirare tutto
nel caso i fatti dimostrassero il contrario, la violenza porta sempre ad una sicura e decisa
condanna).
Oggi non si è trattato della solita sfuriata da teppisti disadattati sociali come troppe volte invece
succede. Inquadrare i fatti di questo pomeriggio in quest’ottica sarebbe quantomeno superficiale.
Chissà che questo movimentato pomeriggio di Marassi non abbia riportato i capoccioni coi piedi
per terra.
Chissà che in fondo, la realtà e l’umanità di questi 45 minuti di Marassi non possano giovare al
calcio, alla fine.
E’ inaccettabile subire il ricatto degli ultras come hanno fatto i giocatori e i dirigenti del Genoa. Vergognosa e umiliante la “trattativa”con i violenti che tenevano in scacco uno stadio intero. Devono essere isolati e puniti, le telecamere li hanno inquadrati per 40 minuti!
Penso
Che sia assurdo tutto, come si permettono di fare tutto questo?? E noi imbeccilli lo permettiamo pure!!! Campionato falsato! Scommesse da annullare
Scene che, come scritto giustamente nell’articolo, non possono che definirsi surreali. I tifosi sono stati vergognosi. Ma non mi sono piaciuti i giocatori che hanno lasciato le magliette: ridicoli e vigliacchi. Che uno che si chiama Mesto si sia messo a piangere sconsolato mi ha però fatto sorridere: da uno con quel nome che ci si poteva aspettare?